Nobel Pace, Comitato chiama ma Navi Pillay non risponde, poi scherza in un video: “Potrei condividerlo con Trump”

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Navanethem “Navi” Pillay
Navanethem “Navi” Pillay ha vinto il Nobel per la pace 2026 per la difesa del diritto internazionale e la lotta ai genocidi. In un video la giurista sudafricana finalmente risponde al Comitato e ironizza su Trump.

Il vincitore del Nobel non sa di esserlo fino all'ultimo, e coloro che non si trovano nella rosa dei favoriti dai bookmaker potrebbero restare molto sorpresi. Lo sa bene Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, che oggi, venerdì 9 ottobre 2026, ha ricevuto il premio Nobel per la pace in ragione del suo "impegno in favore del diritto internazionale e nella lotta ai genocidi".

Il Comitato ha provato a contattarla senza successo dopo l'annuncio ufficiale, causando ilarità nella sala stampa. La risposta della giurista sudafricana, però, non si è fatta attendere.

L'appello del Comitato del Nobel: "Se vede un numero norvegese, risponda"

Dopo l'annuncio della vittoria di Pillay, il Comitato per l'assegnazione del Nobel ha provato a contattarla, ma non ha ricevuto risposta. Il referente Jørgen Watne Frydnes, davanti alle domande dei giornalisti ha fatto sapere di non essere riuscito a mettersi in contatto con la magistrata.

Frydnes ha quindi sfruttato la presenza dei media per mandarle un messaggio: "Se vede un numero norvegese che chiama, per favore risponda", ha detto.

Pillay non rispondeva al telefono non perché stesse ancora dormendo, ma perché si trovava al Tribunale di Norimberga. Qui è stata intercettata da Agnès Callamard, di Amnesty International, che ha immortalato la sua prima reazione pubblica dopo la vittoria:  "Se applaudite un po' più forte, potrei condividere il Premio con Trump", ha detto scherzando.

Una risposta ironica ripresa in un video virale su X che fa eco alla "collega" di Nobel, María Corina Machado, la quale l'anno scorso, dopo avere conseguito il premio, lo ha consegnato a Donald Trump. Conoscendo gli eccessi social del presidente statunitense – e la sua suscettibilità quando si parla del premio svedese – è probabile che una reazione non tarderà ad arrivare.

Chi è Navanethem “Navi” Pillay

Navanethem Pillay è nata il 23 settembre 1941 a Durban, un sobborgo povero della Provincia del Natal, in Sudafrica. È qui che i suoi nonni arrivarono dall'India per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Nonostante il difficile contesto di provenienza, si è sempre imposta nel portare avanti il suo diritto allo studio e la parità con i maschi della famiglia. Grazie alle donazioni raccolte dalla comunità indiana è riuscita a iscriversi all'università, e poi a laurearsi sfidando l'apartheid.

Da quel momento il mondo di Pillay si è ampliato a dismisura: si è specializzata nella prestigiosa università statunitense Harvard ed è tornata in Sudafrica per lottare contro la segregazione razziale e di genere. La giurista sudafricana di origine tamil indiana nel corso della sua lunga carriera ha sfondato parecchi soffitti di cristallo. Nel 1992 è stata tra i fondatori del gruppo internazionale per i diritti delle donne Equality Now.

È stata la prima donna non bianca a ricoprire la carica di giudice presso l’Alta Corte del Sudafrica; si è schierata al fianco di Nelson Mandela contro l'apartheid; e l'anno scorso, in qualità di presidente della Commissione d'inchiesta sui territori palestinesi occupati, ha presentato un rapporto sul genocidio commesso da Israele ai danni del popolo palestinese. E Pillay sa bene cos'è un genocidio dato che ha guidato a lungo il Tribunale penale internazionale per il Ruanda.

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