Paraguay, il crac di Ueno Bank getta nel caos il Paese: 3 milioni di conti congelati. Si dimette il presidente Peña

Immagine
Il presidente del Paraguay, Santiago Peña, si è dimesso dopo che l’opposizione e il suo stesso partito di governo avevano chiesto l’impeachment in seguito al crollo di Ueno Bank. La banca, vicinissima al presidente paraguayano, ha tra i suoi investitori anche l’Istituto di previdenza sociale che garantisce le pensioni a 32mila persone.

Il presidente del Paraguay, Santiago Peña, ha annunciato le proprie dimissioni in un messaggio su X dopo lo scandalo della bancarotta dell'Ueno Bank, uno dei principali istituti del Paese. Tre milioni di clienti ed enti pubblici sono rimasti senza l'accesso ai propri conti dopo che nelle casse della banca è stata riscontrata una "grave assenza di capitale".

"Ho preso la decisione di presentare le dimissioni – sottolinea Peña – con l'obiettivo di preservare le istituzioni e la pace sociale". Il presidente paraguyanao era a un passo dall'impeachment e il suo stesso partito, il Partito Colorado, storicamente posizionato a destra, aveva aderito alla mozione di destituzione presentata dall'opposizione. Dopo l'annuncio del presidente, il Parlamento deve votare per accettare la rinuncia o respingerla e proseguire con l'impeachment.

Il passo indietro di Peña prima della destituzione gli garantirebbe di fatto di accedere alla carica di senatore a vita come sancisce la Costituzione paraguayana. Per questo motivo, potrebbe usufruire dell'immunità dai processi giudiziari ordinari: l'unico caso in cui non è garantita a un ex presidente, infatti, è quando vi è una rimozione dal ruolo per impeachment. Per sottoporre Peña a un processo penale, sarebbe necessario l'annullamento dell'immunità con l'approvazione di due terzi del Senato.

Il 2 novembre scorso, la Banca Centrale del Paraguay ha deciso di "commissariare" l'Ueno Bank, impossibilitata a lavorare da sola perché non aveva i soldi necessari a garantire la propria sicurezza economica, scendendo a meno della metà del livello minimo obbligatorio per legge. Ueno non è una banca qualsiasi: era infatti considerata vicinissima a Peña e al Partito Colorado. Il presidente stesso, prima delle sue elezioni, era stato un importante dirigente e azionista del gruppo finanziario a cui faceva capo l'istituto.

Dopo il crac, i cittadini hanno mosso a Peña diverse critiche sul possibile uso improprio dei fondi pensioni e insabbiamenti istituzionali legati al crollo della banca. Migliaia di cittadini, proprio a causa della procedura di risoluzione decisa il 2 novembre, hanno visto il proprio accesso a conti, carte, applicazioni e altri servizi completamente bloccato. Le autorità stanno procedendo alla verifica di attivi e passivi in vista del trasferimento dei depositi ad altri istituti.

La crisi coinvolge anche i circa 380 milioni di dollari investiti dall'Istituto di previdenza sociale nella banca. L'Istituto garantisce la continuità dei pagamenti a circa 32mila pensionati. Secondo opposizione e partito di governo, Peña si sarebbe macchiato di un "cattivo esercizio delle proprie funzioni" con "conflitti di interesse" di diversa natura. Peña ha detenuto fino al 2025 partecipazioni nel gruppo che controllava l'istituto.

Il timore di un collasso finanziario cresce di ora in ora, perché sono in gioco i risparmi di 2,9 milioni di clienti su una popolazione di 6,1 milioni di persone.

Durante le manifestazioni di piazza, Peña aveva cercato di rassicurare i cittadini e i correntisti, asserendo che il sistema finanziario fosse solido e che una legge avrebbe consentito ai risparmiatori di prelevare nel minor tempo possibile una parte dei fondi di garanzia. Nella giornata di martedì, il presidente della Banca Centrale, Carlos Carvallo, in passato a capo proprio di Ueno, ha rassegnato le dimissioni. Per otto alti dirigenti della banca crollata, è invece scattato l'arresto.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views