Il governo saudita sarebbe pronto ad ammettere che il giornalista dissidente Jamal Khashoggi è stato ucciso durante un interrogatorio in cui si sarebbe fatto ricorso alla tortura. E' quanto afferma la Cnn, secondo cui "l'operazione è stata condotta senza autorizzazione e che chi è stato coinvolto verrà ritenuto responsabile". Il cronista – oppositore del regime di Riad – è scomparso il 2 ottobre dopo aver varcato la porta del Consolato del suo Paese a Istanbul. Dopo il decesso il suo corpo sarebbe stato  "sciolto nell'acido". Lo riferisce il quotidiano turco Haberturk.

Il 7 ottobre diversi media internazionali scrivevano che il giornalista sarebbe stato assassinato all’interno dell’edificio degli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese, nella sede di Ankara. A dare la notizia era l’agenzia Reuters, citando fonti turche. Una versione, quella dell’agenzia britannica, sostenuta anche dal Washington Post, giornale con cui Khashoggi collaborava e che sta portando avanti un'approfondita inchiesta – sostenuta da una campagna – per giungere alla verità sull’improvvisa scomparsa del reporter.

Secondo l’agenzia Bloomberg, il re saudita Salman ha dato l'ordine di avviare un’indagine interna, mentre Donald Trump ha fatto sapere che il sovrano “nega qualsiasi conoscenza di cosa possa essere successo”. Salman avrebbe rassicurato che gli organi inquirenti “stanno lavorando strettamente con la Turchia per trovare una risposta”. Poco dopo, però, il presidente degli Stati Uniti è tornato sull’argomento, dichiarando ai giornalisti che sarebbe in campo l'ipotesi che Jamal Khashoggi possa essere stato ucciso da “delinquenti” comuni.

Anche il vice primo ministro kuwaitiano, Anas al-Saleh, si è schierato a sostegno della monarchia saudita e ha definito quella in corso una “campagna faziosa” contro Riad. Al-Saleh, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Kuna, ha invitato ad aspettare i risultati dell'inchiesta da parte delle “autorità competenti” prima di giudicare il caso.