Una scritta contro i preti pedofili sul portone di una chiesa.
in foto: Una scritta contro i preti pedofili sul portone di una chiesa.

Per la prima volta anche il pontificato di papa Francesco è toccato dallo scandalo pedofilia. C’è da dire che Bergoglio, intelligentemente, ha voluto prevenire nuovi attacchi dell’opinione pubblica mostrandosi inflessibile nei confronti di vescovi colpiti da gravi accuse prima ancora che fossero i media a sollevare il problema. Nel giro di pochi giorni ha rafforzato il comitato vaticano che è chiamato a vigilare sui crimini dei preti pedofili, ha disposto l’arresto dell’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, accusato di aver avuto rapporti con decine di minori e di possedere un enorme archivio di video che ritraggono abusi, quindi ha deciso la rimozione del vescovo della diocesi paraguayana di Ciudad del Este, sospettato di aver coperto casi di violenza. Mediaticamente, c’è da riconoscerlo, Francesco ha fatto un bel lavoro, attirandosi (ulteriori) applausi e simpatie per il suo atteggiamento. Proprio quello che non seppe fare Benedetto XVI, il Papa che ha dato una svolta al rapporto tra Chiesa e pedofilia, senza, però essere in grado di comunicarlo al mondo.

Pedofilia nella Chiesa: cosa dicono i numeri?

Ormai il binomio pedofilia – Chiesa cattolica agli occhi della gente comune sembra inscindibile, eppure si tratta di un problema comune a tutte le confessioni religiose, sia quelle in cui ai ministri di culto viene data la possibilità di sposarsi sia a quelle in cui ciò è vietato. Molti ignorano, infatti, che le comunità protestanti ne soffrono più di quelle cattoliche: ad esempio, la Chiesa anglicana è stata coinvolta in numerosi scandali a partire dagli anni Ottanta, ma con scarsa eco mediatica. Secondo una indagine del sociologo Philip Jenkins, ripresa dal Cesnur, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, la percentuali di sacerdoti cattolici condannati per abusi su minori, a seconda delle diverse aree geografiche del mondo, varia dallo 0,2 all’1,7%, mentre tra i ministri protestanti il dato oscilla tra il 2 ed il 3%. Il problema è gravissimo anche nelle comunità musulmane, aggravato dal fatto che gli stessi imam sostengono la liceità, basandosi sul Corano, che uomini adulti sposino bambine (lo stesso profeta Maometto consumò il matrimonio con sua moglie Aisha quando questa aveva appena nove anni.) Nel 2011 la Bbc calcolò che le scuole islamiche britanniche avevano dovuto affrontare oltre 400 accuse di abusi sessuali nei precedenti tre anni e nello stesso anno decine di arresti furono effettuati nella comunità degli ebrei ortodossi newyorchese di Brooklyn, dopo una indagine su molestie a ben 117 bambini. Nel 2013 è scoppiato, a Los Angeles, uno scandalo pedofilia in una delle principali comunità buddhiste degli Stati Uniti e a finire sotto accusa è stato un monaco di 105 anni a cui sono stati addebitati abusi compiuti nell’arco di decenni. Questo solo per rimanere nell’ambito delle religioni, sia chiaro: i dati statistici generali, infatti, chiariscono che è più probabile che sia accusato di pedofilia un istruttore sportivo che un religioso, ad esempio. Per non parlare degli abusi in famiglia: numerose statistiche chiariscono che circa l’80% degli abusi sono compiuti da padri, nonni, zii ed altri parenti.

Solo in una minoranza dei casi le accuse contro i sacerdoti vengono confermate in tribunale e portano a condanne. Uno studio dell’Università di New York del 2004 riporta che, dal 1950 al 2002, oltre 4mila sacerdoti americani su 110mila sino stati accusati di relazioni sessuali di minorenni, ma quelli condannati da tribunali sono stati appena un centinaio. Perlopiù, le presunte vittime di abusi chiedono risarcimenti economici per chiudere la faccenda. Negli Usa più di una diocesi è andata in difficoltà, perché spesso si preferisce pagare piuttosto che imbarcarsi in lunghi ed incerti processi, anche se le accuse sono labili, per non dire ridicole. A guadagnare da questa situazione sono soprattutto avvocati famelici che producono sfilze di denunce in serie. Nel 2002 è stata istituita in Irlanda una commissione governativa incaricata di vagliare le accuse contro religiosi pedofili che operavano in orfanotrofi e scuole pubbliche e di risarcire le vittime basandosi, semplicemente, su “testimonianze verosimili”. Sono state accettate quasi tutte le quattordicimila denunce arrivate e lo Stato ci ha rimesso circa un miliardo di euro, finito in larga parte nelle tasche dei legali delle presunte vittime.

Preti pedofili, i casi segnalati alla Congregazione per la Dottrina della Fede

Bisogna poi chiarire un altro aspetto: il termine pedofilia, quando si parla di Chiesa cattolica, viene molto spesso usato a sproposito. Tra il 2001 ed il 2010 sono stati segnalati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede tremila casi di sacerdoti presunti pedofili. Solo nel 10% di questi casi si è appurato che i preti erano attratti ed avevano compiuto abusi pedofili. Nel 60% dei casi gli abusi erano stato compiuti su maschi tra i 13 ed i 17 anni, in un altro 30% su femmine della stessa età. Spesso si confonde, dunque, tra pedofilia, cioè l’attrazione per i bambini, e l’efebofilia (omosessuale ed eterosessuale), cioè l’attrazione per ragazzi che abbiano già superata l’età puberale, cioè che siano fisicamente in grado di avere dei rapporti sessuali.

Tutti questi numeri assolvono la Chiesa cattolica ed i sacerdoti dalle loro responsabilità? Certo che no. Anche un solo abuso contro un minore è di una gravità inaudita. D’altronde, lo stesso Gesù Cristo disse “chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare.” Benedetto XVI, nel culmine della tempesta, espresse apertamente “la vergogna e il rimorso” per i “crimini abnormi” compiuti da consacrati. La Chiesa, però, ha saputo mettersi in marcia per emendare i suoi errori e fare in modo di correggere le storture e di questo è giusto dargliene atto.