Il consiglio degli scout cattolici dell’Agesci dà l’ok ai capi omosessuali

Il Consiglio Generale dell’Agesci, la principale associazione di scout cattolici italiana, ha approvato un documento ufficiale che apre esplicitamente alla possibilità per le persone LGBT di svolgere il servizio di capi educatori, senza che l'orientamento sessuale rappresenti di per sé un ostacolo all'idoneità educativa. Si tratta di un tema “scivoloso” su cui l’associazione ha ormai intrapreso una strada netta da ormai dieci anni: consentire alle persone omosessuali di diventare capi educatori.
La decisione nasce da un lungo percorso ed impatterà sui 180mila soci dell’associazione. La sfida per l'Agesci è stata doppia: restare fedele al magistero della Chiesa Cattolica e, contemporaneamente, rispondere alla realtà dei propri educatori e dei giovani che, sempre più spesso, portano all'interno delle "branche" domande sull'identità e l'affettività. L’orientamento sessuale non sarà più considerato un criterio di esclusione a priori del capo: la sua idoneità deve essere valutata sulla base della sua testimonianza di vita, della sua adesione ai valori del Vangelo e del Progetto Educativo, non su aspetti privati della sua identità. Accoglienza nella diversità, dunque. L'obiettivo è quello di formare cittadini capaci di abitare il mondo moderno con consapevolezza, offrendo ai ragazzi modelli di vita autentici e coerenti.
La svolta sembra essere è in piena sintonia con la linea impressa da Papa Francesco. Gli scout cattolici, dunque, scelgono di non "chiudere la porta", ma di accompagnare ogni socio adulto in un percorso di fede che sia onesto e trasparente.
D’altronde Baden-Powell, fondatore dello scoutismo, esortava a "guardare lontano". Con questa mossa, l'Agesci dimostra di voler guardare non solo lontano, ma anche dentro le pieghe di una società che cambia. La scommessa è alta: dimostrare che è possibile essere pienamente cattolici e pienamente inclusivi, mettendo al centro quel "buon cittadino" che è, da oltre un secolo, il fine ultimo dello scoutismo.
La decisione del Consiglio Generale rappresenta un orientamento non solo per i capi, ma anche per i sacerdoti che fungono da assistenti ecclesiastici delle decine di gruppi presenti in tutta Italia, chiamati ora a tradurre questi orientamenti nella quotidianità dei territori, dove il dialogo tra fede e vita si fa più concreto.