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16 Luglio 2018
10:16

Bombe di Israele su Gaza, uccisi due 15enni che stavano giocando sul tetto di una casa

Luay Kaheel e il suo migliore amico Amir al-Nimra sono stati uccisi durante un raid israeliano sulla Striscia di Gaza mentre giocavano sul tetto di una casa. Venerdì un cecchino ha invece assassinato un altro ragazzo palestinese che stava partecipando alla Marcia del Ritorno.
A cura di Davide Falcioni
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"Erano inseparabili, erano come gemelli". Sono le parole di Umm Luay, una donna palestinese disperata dopo aver appreso della morte di suo figlio Luay Kaheel, 16 anni, ucciso nella Striscia di Gaza da un missile lanciato dall'aviazione israeliana mentre giocava sul tetto di una casa insieme al suo migliore amico Amir al-Nimra, 15 anni. I due adolescenti sono morti insieme sabato pomeriggio: "Ho sentito un'esplosione e istintivamente ho pensato che era accaduto qualcosa di tremendo anche a mio figlio", ha dichiarato Umm Luay in un'intervista rilasciata ad Al Jazeera. La giovane madre, di 33 anni, era appena rientrata a casa quando le bombe si sono scagliate su un edificio in piazza al-Kateeba, in una zona frequentata nei mesi estivi da moltissime famiglie palestinesi e dai loro figli.

Quella di Luay Kaheel e dell'amico Amir al-Nimra non è stata l'unica tragedia ad aver coinvolto degli adolescenti della Striscia di Gaza negli ultimi giorni. A perdere la vita a causa dei proiettili di un cecchino dell'esercito israeliano anche Othman Rami Heles, 15 anni: stava partecipando venerdì scorso alla consueta marcia del ritorno insieme a migliaia di palestinesi lungo le linee di demarcazione tra Gaza e Israele. Stava semplicemente camminando e intonando slogan contro lo stato d'assedio in cui sono costretti a vivere quando è stato ucciso. Secondo il ministero della Salute di Gaza, almeno 220 dimostranti sono rimasti feriti venerdì. E con Othman sale a 138 il bilancio delle vittime dei cecchini.

Molto diversa la versione israeliana, secondo cui i tiratori scelti hanno aperto il fuoco su un individuo sospetto che tentava di infiltrarsi in territorio israeliano. Si tratta di una versione ripetuta da mesi, da quando cioè le autorità israeliane hanno iniziato a descrivere la Marcia del Ritorno come una copertura ad attività terroristiche da parte del governo de facto della Striscia, quello di Hamas. Eppure dal 30 marzo – giorno in cui si è svolta la prima marcia – non si sono registrati né morti né feriti tra i militari israeliani e tanto meno tra i civili.

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