In base agli elementi emersi finora è possibile ricostruire quanto accaduto la sera del 3 giugno a Londra durante l'attacco terroristico che ha causato la morte di otto persone e il ferimento di altre quarantotto, dieci delle quali ancora ricoverate in gravi condizioni.

I terroristi

Khuram Butt, Rachid Redouane e Youssef Zaghba
in foto: Khuram Butt, Rachid Redouane e Youssef Zaghba

Gli autori dell’attentato sono: Khuram Shazad Butt, Rachid Redouane e l'italo marocchino Youssef Zaghba. Secondo la polizia, il 27enne Khuram Butt, cittadino inglese di origini pakistane, sarebbe stato il leader della cellula che ha sferrato l'attacco. Sposato con due figli, l'uomo apparve nel documentario di Channel 4 sull'integralismo islamico nel Regno Unito mentre srotolava una bandiera dell'Isis a Regent's Park.

 

Rachid Redouane, come Butt, viveva nel sobborgo orientale di Barking. Sul suo corpo è stata rinvenuta una carta d’identità irlandese. Di origini libico-marocchine, Redouaune, era arrivato nel Regno Unito nel 2006 ma la sua richiesta d’asilo era stata respinta tre anni dopo. Era sposato con una cittadina britannica e aveva un figlia di un anno. Infine il più giovane dei componenti del commando terrorista, Youssef Zaghba, di 22 anni. Secondo quanto riportato dalla Bbc, sul suo telefonino è stato ritrovato materiale legato all'Isis. Nonostante i rapporti dell'intelligence italiana sui movimenti sospetti del giovane, fermato nel 2016 all'aeroporto di Bologna mentre cercava di dirigersi in Siria, l'anti-terrorismo inglese non è riuscito ad impedire a Zaghba e ai suoi complici di realizzare l’attentato. La rivendicazione del sedicente Stato islamico è arrivato due giorni dopo l’attacco.

Le armi

Il furgoncino Renault schiantato dopo l’attacco al London Bridge
in foto: Il furgoncino Renault schiantato dopo l’attacco al London Bridge
I coltelli in ceramica usati dagli attentatori
in foto: I coltelli in ceramica usati dagli attentatori

I terroristi, ancora una volta, hanno usato un comune mezzo di trasporto per uccidere: un van Renault bianco targato HN66 TKX noleggiato il pomeriggio stesso dell’attentato da Khuram Butt. Un particolare inquietante è emerso dalle indagini: la cellula terrorista avrebbe provato a noleggiare un camion da 7,5 tonnellate, simile a quello utilizzato il 14 luglio 2016 per la strage di Nizza e nell'attentato  ai mercati di Natale a Berlino l'anno scorso. Solo per un problema con il pagamento del noleggio del mezzo, i tre assalitori alla fine optarono per il furgoncino con il quale hanno investito i passanti sul London Bridge.

Le autorità hanno rivelato un dettaglio sulle armi usate: i tre terroristi avevano coltelli di ceramica rosa legati ai polsi, ognuno lungo più di 30 centimetri. In un primo momento, la lama in ceramica aveva indotto Scotland Yard a pensare alla necessità per gli attentatori di eludere un metal detector. In realtà, com'è emerso successivamente, si tratterebbe di normali coltelli da cucina in vendita nei supermercati.

Nascoste nel furgone, inoltre, sono state trovate 13 bottiglie incendiarie che i terroristi non hanno fatto in tempo ad utilizzare perché uccisi dalla polizia. Nel veicolo gli investigatori hanno scoperto anche sacchi di ghiaia, sedie e una valigia.

Le false cinture esplosive

Le finte cinture esplosive indossate dai terroristi
in foto: Le finte cinture esplosive indossate dai terroristi

La polizia metropolitana di Londra ha diffuso domenica 11 giugno le immagini delle false cinture esplosive che i tre terroristi indossavano nell'attentato. Realizzate soltanto con bottiglie di plastica avvolte con nastro adesivo e attaccate al corpo con delle cinture di cuoi, a prima vista, sembravano vere. “Non avevo mai visto nel Regno Unito una tecnica di questo tipo”, ha commentato Dean Haydon, a capo dell'unità anti-terrorismo di Scotland Yard. “I terroristi cercavano di creare il massimo panico agganciandosi degli esplosivi finti – ha proseguito Haydon – chiunque li abbia visti quella notte, ha pensato che fossero autentiche”. Secondo le ipotesi degli inquirenti, i tre potrebbero aver indossato le cinture probabilmente "per prendere ostaggi o per evitare di essere colpiti". “E' possibile che progettassero una situazione di assedio e ritenessero che le finte cinture esplosive potessero proteggerli dagli spari", ha aggiunto Haydon. Nel momento dell’attacco, alcune persone che si trovavano a Borough Market hanno cercato di fermare i terroristi, il fatto che questi ultimi indossassero delle cinture kamikaze rende il gesto dei civili e degli agenti di polizia ancora più eroico, come ha sottolineato lo stesso Haydon.

Le vittime

Le otto vittime dell’attentato
in foto: Le otto vittime dell’attentato

Sono otto le persone che hanno perso la vita nell'attentato. Christine Archibald, canadese, la prima vittima accertata. La donna, impegnata nel sociale, aveva raggiunto a Londra il fidanzato con il quale avrebbe dovuto sposarsi nei prossimi mesi. Xavier Thomas, francese, l’ultima vittima accertata. Il corpo dell’uomo è stato rinvenuto giovedì sera nel Tamigi dove è caduto dopo essere stato travolto dal furgoncino guidato dagli attentatori. Altri due cittadini francesi sono rimasti uccisi: Sebastien Belanger, uno chef di 36 anni e Alexandre Pigeard, accoltellati all'uscita di un pub a Borough Market. Kirsty Boden, 28enne infermiera australiana, uccisa nel London Brige mentre cercava di prestare soccorso alle prime vittime. anche Sara Zelenak, di 21 anni  era arrivata dall'Australia per lavorare a Londra come ragazza alla pari. James McMullan, inglese, l'ultima volta che è stato visto in vita è stato fuori del pub Barrowboy And Banker la sera dell’attentato. E infine lo spagnolo Ignacio Echeverria, di 39 anni, colpito da un fendente mentre cercava di difendere una donna dall'aggressione dei terroristi. Per onorare l’atto eroico di Echeverria, il premier spagnolo Rajoy ha proposto che gli venga concessa la Croce d'Argento per meriti civili.

Oltre alle otto persone uccise, nell'attacco terroristico sono rimaste ferite quarantotto persone, dieci delle quali si trovano ancora in gravissime condizioni.

Gli arresti

L’arresto dei possibili complici dei terroristi
in foto: L’arresto dei possibili complici dei terroristi

La polizia inglese, subito dopo l’attentato, ha effettuato diversi perquisizioni nei quartieri orientali di Londra. All'alba di sabato 10 giugno in un nuovo blitz a Barking le forze dell’ordine hanno arrestato un 28enne con l’accusa di aver collaborato all'organizzazione dell'attentato. Sono così sette i possibili complici dei terroristi finiti in manette, ma le indagini non sono ancora concluse e non è da escludere che ci siano ulteriori arresti nei prossimi giorni. Altre dodici persone fermate nelle prime fasi dell'inchiesta sono state rilasciate senza alcuna accusa.

Le teorie cospirative

Fotogramma del video cospirativo apparso in rete
in foto: Fotogramma del video cospirativo apparso in rete

Come in ogni attentato, anche per quello di Londra sono apparse in rete delle versioni “alternative”, rispetto a quanto è accaduto. Nonostante le numerose immagini dell’attacco, sono circolati alcuni video che mettono in dubbio la ricostruzione dei fatti. In particolare, un filmato che ritrae un poliziotto vicino alla scena dell’attacco mentre si cambia di abiti indossando gli stessi pantaloni mimetici usati da uno dei terroristi, sarebbe la dimostrazione del montaggio. Una “prova” assurda che non tiene conto delle foto, dei video e dei racconti dei testimoni e, soprattutto, del dolore dei familiari delle vittime.

Le reazioni politiche

La premier inglese Theresa May dopo gli attentati di Londra
in foto: La premier inglese Theresa May dopo gli attentati di Londra

Il terzo attentato in tre mesi sul suolo inglese e a cinque giorni dalle elezioni politiche non poteva non avere delle ripercussioni sugli ultimi giorni di campagna elettorale. La premier Theresa May subito dopo l’attacco terroristico si era detta pronta a cambiare le leggi sui diritti umani pur di fermare il terrorismo. Il candidato laburista, Jeremy Corbyn, da parte sua ha chiesto le dimissioni della May incolpandola dei tagli alle forze dell’ordine operati durante il suo mandato come ministro degli interni sotto il governo di David Cameron.