Altri due ambientalisti sono stati uccisi nel giro di poche ore in America Latina. Giovedì scorso è stato assassinato Maxciel Pereira dos Santos, che da oltre 12 anni lavorava per Fondazione nazionale dell’indigeno (Funai), ente nazionale brasiliano per la protezione degli indigeni della foresta. Meno di due giorni dopo è stata assassinata nel sud del Guatemala Diana Isabel Hernández Juárez, insegnante e coordinatrice della pastorale del Creato della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe. Il primo, che per anni ha lavorato per proteggere la popolazione indigena, è stato ucciso da una raffica di proiettili davanti alla sua famiglia a Tabatinga, vicino al luogo in cui vari leader americani hanno firmato un trattato per la protezione della foresta amazzonica. Tutti gli elementi a disposizione fanno pensare che sia stato assassinato “a causa della sua lotta contro le pratiche illegali nel territorio indigeno Vale do Javari”, è quanto ha dichiarato un’associazione che si occupa di diritti delle popolazioni native spiegando che Vale do Javari ospita il più grande numero di popoli indigeni isolati del mondo ed è continuo obiettivo di organizzazioni criminali per lo sfruttamento di caccia, pesca, legname e oro. Quattro gli attacchi registrati nella zona negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani. Dos Santos aveva già ricevuto in passato minacce e aggressioni.

L'omicidio della professoressa in Guatemala – Sabato scorso in Guatemala è stata assassinata Diana Isabel Hernández Juárez, anche lei da sempre in prima linea per i diritti e per la difesa ambientale. La professoressa è stata uccisa mentre partecipava a una processione a Santo Domingo. La donna è stata attaccata da uomini armati non identificati ma anche in questo caso si crede che l’assassinio sia legato al suo impegno per l’ambiente. In una nota dell’associazione delle Donne per la madre terra si legge che “questo fatto si somma ai molti casi di attacchi ai leader sociali che operano per il bene comune e che, fino a questo momento, non sono stati chiariti”. L'associazione chiede dunque alle autorità competenti di portare avanti tutte le inchieste necessarie per accertare le responsabilità.