A Cuba finite le scorte di petrolio, il governo: “Situazione critica, non siamo una minaccia per gli USA”

Cuba sta facendo i conti con un’emergenza energetica senza precedenti che ha letteralmente spento le luci su quasi tutto il Paese, trascinando l'isola caraibica in un blackout non solo elettrico, ma sociale. La crisi – causata dall'inasprimento del blocco statunitense, per esplicita volontà di Donald Trump – ha raggiunto il suo punto apice ieri, quando il ministro dell'energia Vicente de la O Levy ha confermato ai media statali che le riserve di petrolio greggio e gasolio sono ufficialmente azzerate. In questo scenario di estrema penuria, l'unica flebile risorsa rimasta è il gas estratto dai pozzi locali che, nonostante un lieve aumento della produzione, non è minimamente sufficiente a sostenere il fabbisogno di quasi dieci milioni di abitanti.
"La somma dei diversi tipi di carburante – petrolio greggio e olio combustibile, di cui non abbiamo assolutamente nulla, diesel, di cui non abbiamo assolutamente nulla – lascia solo il gas prodotto dai nostri pozzi, la cui produzione è aumentata", ha dichiarato il ministro, confermando che la situazione energetica è "estremamente tesa e critica". L'inasprimento delle sanzioni ha innescato una crisi senza precedenti per i 9,6 milioni di abitanti di cubani, tanto che nella notte tra mercoledì e giovedì si sono registrate proteste all'Avana, con incendi di cassonetti e interruzioni di corrente prolungate oltre le venti ore. Anche le Nazioni Unite, attraverso la voce del coordinatore Francisco Pichon, hanno lanciato un allarme severo, evidenziando come l'assenza di nuove importazioni immediate stia mettendo a rischio non solo la mobilità, ma l'erogazione stessa dei servizi sanitari e dei beni di prima necessità.

Parallelamente al dramma che si consuma nelle piazze, si è aperto un inaspettato spiraglio diplomatico con la visita a sorpresa del direttore della Cia, John Ratcliffe. L'incontro con i vertici del ministero degli Interni cubano ha rappresentato un tentativo di dialogo politico in uno dei momenti di massima tensione tra l’isola e Washington.
In una dichiarazione, il governo cubano ha affermato che, "in seguito alla richiesta presentata dal governo degli Stati Uniti" per "ricevere all'Avana una delegazione" guidata da Ratcliffe, "la Direzione della Rivoluzione ha approvato lo svolgimento di questa visita e l'incontro con il suo omologo del Ministero dell'Interno". Il vertice si è svolto "in un contesto caratterizzato dalla complessità delle relazioni bilaterali, al fine di contribuire al dialogo politico tra le due nazioni, nell'ambito degli sforzi volti ad affrontare lo scenario attuale".
Le informazioni fornite dalla parte cubana e gli scambi con la delegazione statunitense hanno permesso di "dimostrare categoricamente che Cuba non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, né esistono ragioni legittime per includerla nella lista dei Paesi che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo". L'Avana ha sottolineato che durante l'incontro è stato possibile verificare "la coerenza e la congruenza della posizione storica del nostro Paese con le azioni del Governo cubano e delle sue autorità competenti, nel contrastare e condannare inequivocabilmente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni".
"Ancora una volta", si legge nella nota, "è stato evidente che l'isola non ospita, non sostiene, non finanzia né permette organizzazioni terroristiche o estremiste, né vi sono basi militari o di intelligence straniere sul suo territorio, e non ha mai sostenuto alcuna attività ostile contro gli Stati Uniti, né permetterà che Cuba intraprenda alcuna azione contro un'altra nazione".