Negli ultimi anni la disaffezione verso la politica degli italiani è nettamente cresciuta. Non a caso si fa sempre più ingente il fenomeno del voto di protesta, spesso dato dagli elettori a partiti anti-sistema e con pochissime (o nulle) chance di elezione. C’è poi chi decide di non votare: la percentuale di astenuti sembra essere in costante crescita nell’ultimo decennio. Ma c’è anche un sistema – probabilmente meno noto – che gli elettori possono mettere in pratica per non votare ma far comunque arrivare il loro messaggio di protesta: il rifiuto della scheda con verbalizzazione delle motivazioni di protesta.

Un elettore può andare al seggio, farsi registrare e poi rifiutare la scheda (senza prenderla in mano), chiedendo di mettere a verbale le motivazioni del suo rifiuto. Nel caso in cui decida di prendere la scheda in mano e poi restituirla, verrà considerata nulla. Se si rifiuta di prenderla il suo voto non verrà conteggiato ma le proteste verranno verbalizzate dal presidente di seggio (anche se non è obbligato a farlo). L’elettore che decide di rifiutare la scheda può anche scrivere a casa le motivazioni e consegnarle al presidente in modo che le alleghi al verbale, facendo così risparmiare tempo durante le operazioni di voto e non creare alcun intralcio.

Le comunicazioni del ministero dell’Interno

La notizia della possibilità di rifiutare la scheda per protesta si è diffusa prima delle elezioni del febbraio del 2013, tanto che il ministero dell’Interno ha diffuso una circolare alle prefetture per spiegare come agire in questi casi. La prefettura di Palermo, per esempio, sulla base di quelle disposizioni ha pubblicato le spiegazioni per i presidenti di seggio. La prefettura parla del caso di rifiuto da parte dell’elettore di ritirare la scheda elettorale, definendo questa possibilità una “eventuale forma di astensione dal voto”.

Il rifiuto della scheda, spiega la prefettura, “non trova una specifica disciplina normativa, ma non può ritenersi vietato”. L’elettore può dichiarare di voler rifiutare la scheda e, in questo caso, il presidente del seggio può verbalizzare l’eventuale protesta dell’elettore e il suo rifiuto, “purché la verbalizzazione sia fatta in maniera sintetica e veloce”, non intralciando o rallentando eccessivamente le operazioni, e riportando le annotazioni nel verbale “delle generalità dell’elettore, del motivo del reclamo o della protesta, allegando contestualmente anche gli eventuali scritti che l’elettore medesimo ritenesse di voler consegnare al seggio”.

Coloro che rifiutano la scheda non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale. Pertanto, non va apposto sulla loro tessera elettorale il bollo della sezione”, spiega ancora la prefettura di Palermo. Nel caso in cui l’elettore prenda la scheda ma non vada all’interno della cabina elettorale, la scheda verrà considerata nulla.

Disposizioni simili sono state pubblicate, sempre nel 2013, anche dalla prefettura di Isernia. Il messaggio è lo stesso e si ricorda inoltre che l’elettore può decidere di votaresolo per alcune e non per tutte le consultazioni in corso (e di voler ricevere solo alcune schede)”. Per esempio, l’elettore il 4 marzo potrà votare per le politiche e rifiutare le schede delle regionali (o viceversa). La prefettura di Isernia ribadisce che “il presidente del seggio, al fine di non rallentare il regolare svolgimento delle operazioni, può prendere a verbale la protesta dell’elettore e il suo rifiuto di ricevere la scheda, purché la verbalizzazione sia fatta in maniera sintetica e veloce”.

Le proteste e le fake news

Negli scorsi anni, in occasione delle precedenti elezioni (politiche, ma anche amministrative e regionali), sono anche nati dei gruppi su Facebook o sono state pubblicate notizie in rete con le quali si cercava di convincere altri elettori ad attuare il rifiuto della scheda e la verbalizzazione della protesta. Spesso, però, vengono diffuse sull’argomento anche delle fake news. C’è, per esempio, chi scrive riferimenti a leggi che in realtà non disciplinano questo tema (come ricordato anche dal Viminale); c’è chi parla di multe fino a 4mila euro e reclusione (fino a 3 mesi o fino a 3 anni, dipende dai casi) per il presidente del seggio che si rifiuta di verbalizzare; c’è anche chi sostiene che sia importante procedere con questo metodo per essere conteggiati nel voto (cosa che non avviene).

Il punto, però, è che la verbalizzazione del rifiuto e delle motivazioni di protesta non influisce in alcun modo sull’esito elettorale. Ma c’è chi utilizza questo metodo per spiegare che “nessun partito lo rappresenta” o che “la legge elettorale in vigore non è idonea” o, ancora, per esprimere un dissenso verso alcuni punti specifici della vita democratica e politica del Paese.