Continua a crescere la spesa sanitaria che i cittadini italiani sostengono di tasca propria. Secondo l'Istat lo scorso giugno questa è aumentata di circa 2 miliardi rispetto al 2016: infatti a giugno 2019 la spesa privata è passata dai 33 miliardi e 930 milioni del 2016 ai 35 miliardi di euro. Una tendenza che si è mostrata in costante crescita negli ultimi anni: tra il 2014 e il 2015 questa è aumentata addirittura del 4,5%. Secondo dei dati forniti dal ministero dell'Economia, che analizzano i numeri dell'Agenzia delle Entrate nell'ambito del Sistema tessera sanitaria per il 2018 forniti dagli erogatori di prestazioni, in quell'anno si sarebbero registrati 23 miliardi e 29 milioni, rispetto ai 30 miliardi e 48 milioni del 2017.

Sulle spese segnalate da questi soggetti per il 2018, si segnalano 9 miliardi e 51 milioni spesi in prodotti acquistati in farmacia, altri 7 miliardi e 49 milioni in visite mediche, 6 miliardi per prestazioni sanitarie in strutture private accreditate e altri 4 miliardi e 100 milioni in strutture sanitarie autorizzate. Si evince anche che la spesa sanitarie privata risulta più alta in Lombardia, seguita poi da Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte: il dato regionale dimostra che la tendenza a spendere maggiormente per la sanità privata riguarda in primo luogo i territori più ricchi, che sono però anche le Regioni dotate di un sistema di sanità pubblica più efficiente.

La motivazione dietro la decisione di spesa diretta ha a che fare con le tempistiche necessarie per accedere alle prestazioni sanitarie, ma anche ai relativi costi. Infatti, non solo i tempi di attesa in strutture pubbliche risultano di gran lunga più elevati rispetto a quelle private, in alcuni casi anche dieci volte superiori, ma la differenza tra il costo del ticket e quello della prestazione privata non vede più un divario così ampio. Ragion per cui sempre più cittadini, alla fine, decidono di fare ricorso alla sanità privata. Questa tendenza tuttavia, nasconde un rischio a livello sociale, in quanto potrebbe creare disparità nell'accesso alle cure, con i cittadini più abbienti in grado di ricevere servizi sanitari migliori, negati invece alle fasce più basse della popolazione.

Per poter evitare uno scenario di questo tipo, si dovrebbe avviare un rifinanziamento consistente del Sistema sanitario nazionale per poter ridurre i tempi di attesa e altre falle della sanità pubblica, che spingono sempre più persone a rivolgersi al privato. Alcuni passi in questa direzione si potrebbe dire che sono stati fatti, ad esempio con l'abolizione del superticket o con l'aumento di 2 miliardi al fondo sanitario nazionale. Ma la strada verso un sistema equo, che abbatta i costi a carico dei cittadini pur garantendo un servizio sanitario di qualità per tutti, è ancora lunga.