Approvato a Bruxelles sul Recovery Fund. I leader Ue hanno discusso sulla seconda proposta presentata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, una risposta alla crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus da 750 miliardi di euro, di cui 390 sotto forma di sussidi a fondo perduto e 360 come prestiti. Cifre che rispecchiano più le richieste dei Paesi mediterranei che di quelli frugali. Non solo: l'Olanda non avrebbe ottenuto nemmeno il diritto di veto sui programmi di rilancio dei singoli Stati, un'ipotesi avanzata dal premier Mark Rutte per cui l'approvazione dei piani di riforme sarebbe dovuta avvenire all'unanimità. Ma per Amsterdam non è una giornata totalmente negativa: nella proposta che dovrebbe essere presto approvata dai capi di Stato e di governo si stabilisce infatti che l'apporto dell'Olanda al bilancio comunitario sia ridotto.

Per quanto riguarda il prossimo Quadro finanziario pluriennale (2021-2027) l'Olanda beneficerebbe di uno sconto sul proprio contributo annuale. In altre parole, Amsterdam verserebbe meno di quanto fatto finora nelle casse di Bruxelles. E lo stesso varrebbe per Danimarca, Austria, Svezia e Germania. Rutte potrà quindi tornare in patria senza dover comunicare ai propri cittadini una sconfitta, ma vantando un ribasso sul contributo che ogni anno il Paese versa all'Ue.

Ma non è tutto: nel quadro che stanno hanno discusso i leader c'è anche un aumento dei costi di raccolta delle risorse proprie Ue tradizionali, tra le quali ci sono i dazi doganali, dal 20% al 25%. In precedenza si parlava di un abbassamento al 10%, che non sarebbe stata una buona notizia per l'Olanda. Che con il suo porto di Rotterdam, uno dei punti fondamentali nel traffico delle merci da e per l'Unione, avrebbe visto un importante calo nelle sue entrate. Ma ora i Paesi Bassi non dovrebbero vedere quella fonte di guadagno ridursi: al contrario, questa aumenterebbe.