I prezzi del petrolio precipitano sotto quota 0 dollari al barile per la prima volta nella storia. Il contratto per il Wti di maggio ha perso oltre il 120% scendendo sotto quota -3,70 dollari, una cifra mai raggiunta fino ad ora (nel momento in cui scriviamo è a -100.27%, con prezzo a 0.05 dollari). A innescare un andamento tanto disastroso ovviamente è l’emergenza globale di coronavirus, il crollo della domanda, la guerra dei prezzi tra russi e sauditi e i gravi problemi tecnici sulla mancanza di spazio materiale dove stoccare. Ma a pesare è anche e soprattutto l'avvicinarsi della scadenza dei futures in prima consegna (martedì, quelli relativi a maggio). Nessuno vuole comprare i futures sul Wti in scadenza più ravvicinata e così il prezzo è arrivato a segnare valori praticamente fuori scala. Tiene meglio il Brent, in queste ore: perde "solo" il 7 per cento (a 26,23 dollari al barile).

Il crollo del prezzo è avvenuto nonostante l’accordo della scorsa settimana fra i principali paesi produttori di petrolio (Opec+) per ridurre la produzione con il taglio di 9,7 milioni di barili al giorno. La manovra non ha però compensato il calo inimmaginabile della domanda che è conseguenza del blocco di numerosissime società in quasi tutti i Paesi del mondo nonché delle limitazioni degli spostamenti causa Covid 19.

Il calo dei prezzi insieme all’attesa di una ripresa dell’attività economica in autunno si è tradotto in un fenomeno di mercato chiamato ‘contango‘, in cui i prezzi delle commodity sono più alti per il futuro di quanto non lo siano per il presente. Una delle maggiori scommesse della storia basate sul contango risale al 1990 quando Phibro, divisione di Salomon Brothers, aveva fatto scorte di petrolio a basso prezzo parcheggiandolo in cisterne e autobotti poco prima che l’Iraq invadesse il Kuwait e le quotazioni del greggio schizzassero.