La legge di Bilancio 2020 si trova in questi giorni in Parlamento, lasciandosi alle spalle settimane di polemiche e contestazioni sia interne alla maggioranza che provenienti dall'opposizione, ma ancora esposta a una pioggia di modifiche ed emendamenti. Una delle accuse a cui la manovra economica ha dovuto rispondere a più riprese riguarda le tasse: il governo giallorosso è stato infatti incolpato di aumentare le imposte sui cittadini.

"Come Lega cercheremo di limitare i danni presentando degli emendamenti in Parlamento per modificare questa manovra e bloccare queste tasse. Fra gli sbarchi ripresi e le tasse inventate gli italiani non ne possono più", aveva detto Matteo Salvini, puntando il dito contro la manovra giallorossa e aggiungendo: "Questa manovra economica impoverisce l'Italia. Il governo è caduto perchè la Lega voleva un forte taglio delle tasse con la flat tax al 15%, i Cinque Stelle ci hanno detto di no, e infatti la tassa piatta è sparita insieme alla pace fiscale dall'orizzonte del governo, e questi stanno tassando anche l'aria che respiriamo".

La nuova Pagella Politica di Agi ha analizzato la differenza di pressione fiscale con la manovra varata per il 2019 dal governo gialloverde con quella attualmente in Parlamento, per verificare se veramente questo indice sia maggiore con il governo Conte II rispetto al governo Conte I.

La pressione fiscale per il 2020

Per prima cosa è importante chiarire che cosa sia la pressione fiscale: si tratta di un indicatore percentuale che ha il compito di misurare il livello di imposizione medio di uno Stato in materia di tasse e in relazione al Prodotto interno lordo (Pil). Per calcolarlo vengono considerate sia le imposte indirette (come l'Irpef) che quelle dirette (come l'Iva), quelle eccezionali e quelle versate a scopo previdenziale. La pressione fiscale può quindi aumentare o diminuire sia in conseguenza a una modifica nelle entrate dello Stato, sia in relazione a una variazione del Pil. Bisogna considerare che le entrate dello Stato non aumentano o diminuiscono solo in funzione della tassazione applicata sui cittadini: infatti il gettito dell0 Stato può cambiare anche a causa di altri fattori, come ad esempio un recupero dall'economia sommersa o una variazione nel numero di contribuenti. Le variabili  in gioco sono diverse, per cui non è corretto allineare in maniera riduttiva l'aumento della pressione fiscale all'aumento delle imposte.

Nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) per il 2020 si legge che per il prossimo anno è atteso un aumento dello 0,1% di pressione fiscale. L'indice, a quanto segnala il Ministero dell'Economia, dovrebbe quindi passare dal 41,9% attuale al 42%. Come sottolinea Agi, si tratta di "un aumento molto contenuto, nelle previsioni, e nettamente inferiore a quello che si sarebbe registrato se il governo non avesse sterilizzato l’aumento dell’Iva". Infatti nel Dpb si legge anche che "a politiche invariate" la pressione fiscale avrebbe raggiunto il 42,7%.

La pressione fiscale nel 2019

Nel Dpb 2019, approvato dall'esecutivo di Lega e Movimento Cinque Stelle, si prevedeva una pressione fiscale invariata al 41,8%. Se si considerano quindi le previsioni rispetto alla tendenza, sembrerebbe che il governo Conte I avesse programmato una pressione fiscale stazionaria, mentre il governo Conte II pare abbia messo in conto un leggero aumento. Tuttavia, nella nota di aggiornamento di quest'anno (Nadef) si legge anche che "la pressione fiscale a legislazione vigente è attesa salire di un decimo di punto percentuale nel 2019, collocandosi al 41,9 per cento". Un dato di cui ha tenuto conto il Dpb 2020, dando l'indicatore al 41,9%.

Risulta quindi approssimativo limitarsi ad affermare che la pressione fiscale è aumentata con il passaggio fra i governi di Giuseppe Conte. Inoltre, bisognerà aspettare il 2020 per verificare se effettivamente le previsioni effettuate nel Dpb si riveleranno corrette.