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17 Settembre 2022
10:10

L’allarme di Confindustria: “Gas a prezzi record e inflazione alle stelle, economia vira a ribasso”

Con i prezzi record del gas e un’inflazione galoppante, il rischio recessione inizia a farsi reale. È l’allarme che lancia il Centro studi di Confindustria.
A cura di Annalisa Girardi
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Con i rincari record del gas, che nelle ultime settimane hanno toccato nuovi picchi a causa dei tagli delle forniture dalla Russia, "la resilienza dell'industria è già alle corde". Se si aggiunge anche l'inflazione alle stelle "che erode il reddito delle famiglie e minaccia i consumi", allora "lo scenario vira a ribasso". È il quadro di allarme dipinto dal Centro studi di Confindustria nella sua ultima congiuntura flash. In altre parole, se la situazione non dovesse risollevarsi, il rischio è quello di una recessione.

Gli indicatori, prosegue il report, sono peggiorati. Ma al tempo stesso ci sono anche segnali positivi: "La produzione industriale ha mostrato un recupero a luglio (+0,4%), confermando la resilienza delle imprese italiane, con una dinamica migliore di quella tedesca e francese, anche se è comunque attesa in calo nel 3° trimestre" e "il recupero del turismo in Italia sostiene anche l’industria: la spesa dei viaggiatori stranieri ha ormai azzerato il gap dal pre-Covid: -0,9% a giugno (era -21% in aprile)".

In generale, per quanto riguarda l'Eurozona Confindustria afferma che si stia andando verso una brusca frenata: "Nel 2° trimestre il PIL europeo è cresciuto ancora (+0,8%, dopo +0,7% nel 1°). Tuttavia, forti criticità rischiano di arrestare l’espansione nei prossimi mesi: spinta dai prezzi energetici, l’inflazione è ai massimi (+9,1% annuo in agosto) e potrebbe frenare i consumi delle famiglie, principale traino dell’economia finora; la fiducia delle imprese industriali ha continuato a ridursi in agosto, specie in Francia e Germania, allungando un’ombra sugli investimenti".

Ciò che pesa sulla nostra economia europea è soprattutto il prezzo del gas, mai così caro. "Il prezzo del gas in Europa si è impennato a 236 euro/mwh in media in agosto (picco a 330) e rimane a 205 a settembre (da 171 a luglio), molto sopra i precedenti massimi di marzo; l’offerta russa di gas, infatti, è stata ripetutamente ridotta e i mercati prezzano la potenziale scarsità. Viceversa, il petrolio è sceso a 100 dollari al barile in agosto e a 92 a settembre (da 112 a luglio), per le peggiori attese di crescita mondiale, pur restando caro, sopra i valori di inizio anno".

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