Istat: 2 milioni di giovani non lavorano e non studiano, il 23,9% del totale

A cura di D. F.
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Il dato emerge dal rapporto Istat “Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”. Il dossier contiene una serie di dati 2011 e 2012 su economia, cultura, mercato del lavoro, infrastrutture, ambiente, tecnologie e finanza pubblica.

Sono oltre 2 milioni i giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano: si tratta del 23,9% del totale, di un "popolo" che non è impegnato in nessuna attività, ed il dato emerge dall'ultimo rapporto pubblicato dall'Istat e chiamato "Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo". Il dossier contiene una serie di dati 2011 e 2012 su economia, cultura, mercato del lavoro, infrastrutture, ambiente, tecnologie e finanza pubblica. Tra le altre cose, dunque, si scopre che la pressione fiscale ha raggiunto la quota record del 44,1%, 3,6 punti percentuali in più rispetto alla media Ue a 27. Sempre nel 2012 il Pil pro capite in termini reali, valutato ai prezzi di mercato, è di 22.807 euro e rispetto all'anno precedente c'è stato un calo del 2,8 per cento (in termini reali). In flessione anche la produttività del lavoro dell'1,2 per cento. Negli ultimi 10 anni inoltre è scesa la quota di mercato delle esportazioni sul commercio mondiale, passando dal 4 per cento del 2003 al 2,7 del 2012. Nel 2011 circa il 58 per cento delle famiglie (vale a dire 6 su 10) ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo (29.956 euro, circa 2.496 euro al mese). Una famiglia si 4 vive in condizione di "deprivazione" e, dei 9 indici di disagio economico, ne ha almeno 3.

Per quanto riguarda la competitività il nostro paese è fanalino di coda in Europa: ogni 100 euro di costo del lavoro il valore aggiunto si attestava nel 2010, ultimo anno di confronto con l'Ue, a 126,1%, dato peggiore in europa, contro il 211,7% in Romania. L'indice di competitività in Italia dal 2001 al 2010 ha perso quasi 10 punti, passando da 135,8 a 126,1. In Romania, invece, si è passati da 163,4 a 211,7. Il dato medio europeo è 144,8.

Per quanto riguarda la pressione fiscale, malgrado il ministro Saccomanni affermi che presto scenderà, finora non ha fatto che salire. Secondo il rapporto dell'Istat, infatti, nel 2012 ha raggiunto il 44,1% (dal 42,5% nel 2011 e il 41,3% del 2000) a fronte del 44,7% in Svezia. In questo quadro cresce la popolazione grazie soprattutto al flusso di immigrati. Al 31 dicembre 2012 i residenti in Italia sono 59 milioni 685 mila. Per numero di abitanti, il nostro è il quarto Paese europeo. Per quanto riguarda la popolazione straniera all'inizio del 2013 all'anagrafe ne risultavano 4,4 milioni, il 7,4 per cento della popolazione e il 10,6 per cento della forza lavoro. Quanto a vecchiaia invece siamo secondi soltanto alla Germania: 155,8 anziani ogni 100 giovani contro i 148,6 dell'Italia.

Un capitolo a parte merità la sanità: nel 2012 la spesa è stata di 111 miliardi di euro, pari al 7% del prodotto interno lordo e a 1.867 euro per abitante. Il livello nel resto d'Europa è tuttavia molto superiore, arrivando a sfiorare una spesa di 8mila euro per abitante ogni anno.

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