I tagli colpiscono anche l’Istat, da gennaio stop alle rilevazioni

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L’allarme lanciato dal Presidente Istat Enrico Giovannini che chiede al governo di ripensare ai tagli nella prossima manovra finanziaria altrimenti dall’anno prossimo niente più statistiche su inflazione, contabilità e disoccupazione.

La revisione della spesa pubblica voluta dal Governo Monti ha colpito pesantemente tutta l'amministrazione pubblica con tagli di risorse e personale a enti, organizzazioni e uffici statali. Da questa netta sforbiciata ai costi dello stato non si è salvato nemmeno l'Istat che perderà in tre anni circa dieci milioni di euro di fondi che, sommati ai tagli precedenti, mettono in pericolo il lavoro quotidiano dell'Istituto di statistica nazionale. Come ha raccontato il Presidente dell'Istat Enrico Giovannini a Repubblica con i tagli della spending review  "dal prossimo primo gennaio non effettueremo più statistiche, continueremo a pagare stipendi e affitti, ma non riusciremo ad assolvere alla nostra funzione". Insomma se non si trovano nel frattempo altre risorse necessarie dal prossimo anno niente più dati su inflazione, disoccupazione, consumi o sulla popolazione italiana.

Rischio sanzioni da parte Ue – Un vero disastro visto che le rilevazioni dell'Istat sono fondamentali per la programmazione economica di tutto il Paese oltre ad essere lo specchio della situazione dell'Italia. Del resto uno stop ai dati dell'Istat significa anche ripercussioni sul piano europeo con procedure di infrazioni e multe visto che come ricorda sempre Giovannini "il 70% del nostro output deriva da obblighi presi con l'Unione europea". Il Presidente dell'Istat si aspettava un trattamento migliore dal Governo tecnico, non solo perché la produttività dell'Istituto è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, ma anche perché ha già subito tagli e accorpamenti con la legge di stabilità e soprattutto ha collaborato attivamente alla spending review fornendo migliaia di dati al commissario Bondi. Giovannini resta comunque ancora fiducioso e spera nell'ultima possibilità vale a dire un ripensamento del Governo per ottobre, quando si farà la nuova manovra Finanziaria.

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