Cinque italiani fermati da Israele in Cisgiordania: stavano aiutando i palestinesi nella raccolta delle olive

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Tra i cinque italiani fermati c’è anche un docente 56 di storia e filosofia di un liceo di Roma, originario di Bologna e autore di saggi e raccolte poetiche, giunto in Cisgiordania cinque giorni fa. Prima dell’arresto, l’insegnante aveva scritto: “Non posso continuare a vivere normalmente come se nulla stesse accadendo”.

Proseguono in Cisgiordania le azioni illegale condotte dai coloni e dalle cosiddette "Forze di Sicurezza Israeliane" non solo contro la popolazione palestinese, ma anche contro i volontari stranieri presenti nei Territori occupati. Nella serata di ieri, ad al-Lubban al-Gharbi, villaggio a nord-ovest di Ramallah, quattordici attivisti internazionali sono stati fermati con l'accusa di essere entrati in una zona militare chiusa. Tra loro ci sono cinque cittadini italiani, bloccati mentre fornivano presenza di protezione e solidarietà ai contadini locali impegnati nella raccolta delle olive, una delle principali fonti di sostentamento economico e simbolo storico di radicamento per la popolazione palestinese.

L'operazione è scattata all'interno di una casa del villaggio, lontano dai terreni agricoli, dove il gruppo si trovava dopo essere stato seguito da coloni israeliani dell'avamposto vicino di Avichai Farm. I soldati sono intervenuti insieme ai coloni, arrestando i quattordici volontari provenienti, oltre che dall'Italia, da Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Germania, Irlanda e Svezia. Come denunciato dall'International Solidarity Movement (ISM), l'organizzazione con cui operavano i volontari, sul terreno agricolo non era stata notificata alcuna ordinanza formale di interdizione militare dell'area: "I coloni hanno seguito il gruppo nella zona residenziale del villaggio, dove sono stati presto raggiunti dalle forze di occupazione israeliane. I soldati sono poi entrati in una casa dove si erano radunati i quattordici attivisti e li hanno arrestati. Secondo i testimoni, i coloni sono rimasti al fianco dei soldati per tutta la durata della detenzione". Nello stesso frangente è stato arrestato e percosso anche il sindaco del paese, e la sua falegnameria è stata danneggiata dai militari.

Tra i cinque italiani trasferiti alla stazione di polizia del checkpoint di Ni’ilin figura un docente cinquantaseienne di storia e filosofia di un liceo di Roma, originario di Bologna e autore di saggi e raccolte poetiche, giunto in Cisgiordania cinque giorni fa. Prima dell'arresto, l'insegnante aveva chiarito le ragioni della sua presenza sul campo: "Non posso continuare a vivere normalmente come se nulla stesse accadendo, limitandomi a qualche dichiarazione sui social media o alla partecipazione a manifestazioni. Per chi è in grado di farlo, è necessario opporsi direttamente – senza violenza, ma con ferma determinazione – a tali crimini contro la vita e la dignità umana, anche affrontando i rischi che tale opposizione comporta. Come persone comuni, cerchiamo di fare ciò che la comunità internazionale dovrebbe fare e, vergognosamente, non fa".

Il Ministero degli Esteri italiano avrebbe sollecitato il rilascio immediato dei connazionali, mentre l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale a Gerusalemme stanno monitorando la situazione e fornendo tutela legale e consolare in vista dell'udienza per la revoca dei visti e l'espulsione, fissata presso gli uffici israeliani di Yahalom.

Il fermo dei cinque italiani non costituisce un caso isolato, ma si inserisce in una serie continua di provvedimenti analoghi attuati nelle ultime settimane: solo pochi giorni fa due cooperanti trentini, padre e figlio, erano stati trattenuti con accuse di terrorismo e poi allontanati dal Paese; altre cinque italiane avevano subito il medesimo iter di interrogatorio ed espulsione poche ore più tardi, all'interno di un rastrellamento dell'esercito che aveva portato al fermo di circa novanta persone, tra cui l'esponente politico newyorkese Brad Lander.

Queste azioni delle autorità israeliane – che mirano a impedire la testimonianza e la tutela dei civili attraverso arresti sommari ed espulsioni coatte – violano in modo palese il diritto internazionale, la Quarta Convenzione di Ginevra sulle tutele spettanti alla popolazione sotto occupazione militare straniera e i pareri vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia, che sanciscono l’illegalità assoluta del regime di occupazione, della colonizzazione della Cisgiordania e delle continue confische di terra ai danni dei legittimi proprietari palestinesi.

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