In Italia i prezzi sono aumentati del 63% in 25 anni: bollette e casa oltre il 100%, lo dice l’Istat
In Italia negli ultimi 25 anni i prezzi sono aumentati in media del 63%. Alcuni beni e servizi, come quelli legati alla casa, sono diventati molto più costosi di altri. La spesa per le utenze ad esempio è cresciuta di oltre il 100%, trainata dai rincari che hanno riguardato elettricità e combustibili. A scriverlo è l'Istat nel suo ultimo report "Storie di dati".
La crescita generale dell'indice dei prezzi al consumo, pari al 63% tra il 2000 e il 2025, è la sintesi di una serie di incrementi, che in alcuni casi sono stati superiori al 100%, come per l'aggregato di abitazione e utenze, per gli alcolici e i tabacchi e per i servizi finanziari e assicurativi. In altri casi i rincari sono stati inferiori al 30%, come per i servizi d'istruzione e sanità, o per i beni industriali non energetici.
L'andamento dei prezzi dei beni e dei servizi nel lungo periodo mostra differenze significative in termini sia di intensità sia di persistenza. Secondo la rilevazione, i prezzi dei beni sono cresciuti di meno perché beneficiano in misura maggiore, rispetto a quelli dei servizi, dei progressi della produttività del lavoro e dell'esposizione alla concorrenza internazionale. Dalla metà degli anni '50 a oggi infatti, i prezzi dei beni sono aumentati di circa trenta volte, quelli dei servizi di circa sessanta. Questo perché dal punto di vista industriale oggi i beni possono essere realizzati impiegando meno lavoro, mentre nei servizi la componente lavorativa mantiene un peso maggiore.
Ad esempio, se prendessimo il prezzo di un caffè al bar e quello di un'automobile e li confrontassimo, potremmo notare che il primo è aumentato proporzionalmente di più rispetto al secondo, proprio a causa della maggiore incidenza del lavoro.
Negli anni '70 e nei primi anni '80 la dinamica dei prezzi ha subito una forte accelerazione, con tassi superiori al 20% (in corrispondenza degli shock petroliferi e delle tensioni inflazionistiche che hanno caratterizzato quei periodi), mentre a partire dalla metà degli anni '80 i prezzi dei beni hanno rallentato in misura più rapida rispetto ai servizi. Il differenziale è tornato ad ampliarsi progressivamente, dagli anni duemila fino ai nostri giorni, per effetto della crescita più contenuta dei prezzi dei beni e sistematicamente più elevata di quelli dei servizi.
Lo shock energetico del 2022 invece, "determina un'impennata dei prezzi dei beni, che raggiungono tassi a due cifre, anche per effetto delle tensioni nelle catene di approvvigionamento; in questa fase, la dinamica dei prezzi dei servizi resta relativamente più moderata, sebbene in accelerazione, mostrando una maggiore inerzia. Nell'ultimo triennio il rallentamento della crescita dei prezzi dei beni è stato sensibilmente più rapido rispetto ai servizi, ma all'inizio del 2026, l'esplosione del conflitto nel Golfo persico ha portato a una nuova impennata delle quotazioni dei beni energetici", spiega Istat.
La crescita dei prezzi dell'energia registrata dopo l'invasione russa dell'Ucraina è stata persino superiore a quella delle crisi petrolifere degli anni Settanta, ma le conseguenze sull'inflazione complessiva sono state differenti, ha spiegato Andrea De Panizza, economico e dirigente di ricerca dell'Istat. Nel 2022, ha osservato, "la crescita dei prezzi al consumo dell'energia è stata addirittura superiore rispetto alle fiammate inflazionistiche degli anni Settanta", mentre l'impatto complessivo è risultato più contenuto per la diversa durata degli aumenti e le condizioni economiche. De Panizza ha ricordato che nelle crisi petrolifere del passato i rincari si erano protratti più a lungo e operava un meccanismo automatico di indicizzazione salariale, oggi assente.
Ad ogni modo l'energia continua a rappresentare un fattore centrale nella dinamica inflazionistica, dal momento che il suo costo si riflette sia sulla produzione industriale che sulla fornitura di beni e servizi.