L’altoforno dell’ex Ilva di Taranto si deve spegnere, la Corte di Cassazione: “Prevale la tutela della salute”

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La Cassazione conferma lo stop definitivo all’ex Ilva di Taranto per i rischi sanitari e ambientali. I cittadini esultano: “Game over per l’altoforno”, ma i lavoratori temono le ricadute economiche per tutti: “La politica è in ritardo”

L'ex Ilva di Taranto si fermerà definitivamente. La sentenza della Corte di Cassazione del 29 ottobre 2026 ha confermato la pronuncia con cui il  Tribunale di Milano a settembre aveva deciso la ferma degli impianti. Ed è definitiva, perché una volta spento, l'altoforno non può essere riacceso.

All'interno dello stabilimento sono ancora stoccate più di duemila tonnellate di amianto. L'esistenza di questo materiale, unito alla produzione di polveri sottili, secondo i giudici rappresenta un rischio ambientale e sanitario per cittadini e lavoratori, tale da imporre la sospensione dell'area a caldo. Gli altiforni, quindi, verranno spenti, e i giudici forniscono anche le tempistiche entro cui debba avvenire.

A mettere in moto la macchina della giustizia è stato un comitato di cittadini di Taranto rappresentati dall'avvocato Ascanio Ameduini. "Game over. Oggi, la tutela della vita umana ha prevalso sulla tutela dell'altoforno". Per il legale, questo è un "giorno di liberazione per la città", ma per i lavoratori si tratta di una vittoria amara.

Il monito di Enzo Merurio, operaio e delegato sindacale dell'Usb, è rivolto al Governo e alle misure per coloro che con questa sentenza riacquistano il diritto alla salute, ma perdono il lavoro: "La politica deve intervenire immediatamente".

Cittadini: "Possiamo autodeterminare il nostro futuro"

Nonostante le perplessità espresse dalla Procura generale della Cassazione solo qualche settimana fa, la Corte nella sua sentenza ha ribadito che “quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, le istituzioni possono adottare misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi”.

Non serve provare che amianto e polveri sottili siano dannose, il rischio – già accertato – è noto, e tanto basta.

"Ora abbiamo la possibilità di autodeterminare il nostro futuro, anche per le generazioni che verranno", dice Massimo Castellana, portavoce del comitato di cittadini di Taranto che si sono rivolti alla giustizia per chiedere la ferma degli impianti.

Dietro la gioia di una vittoria c'è però l'ombra di migliaia di persone che adesso perderanno il lavoro: sono i dipendenti diretti e in appalto dell'ex Ilva di Taranto e degli impianti a valle a Genova e Novi Ligure.

Lavoratori: "Contraccolpo per l'economia tarantina"

Il Governo non ha ancora stabilito cosa farà con le migliaia di lavoratori che hanno prestato servizio nell'ex Ilva, come ricorda il delegato Usb Enzo Mercurio: "Per l'ennesima volta, la politica è chiamata alle sue responsabilità. Noi speravamo che lo facessero nei tempi giusti. Adesso siamo in netto ritardo".

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