“Nella sfortuna di questa emergenza, hanno avuto fortuna, i cinesi”. L’economista Michele Boldrin è un provocatore nato: professore alla Washington University in St. Louis e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, promotore della lista Fare per Fermare il Declino, oggi youtuber di successo su un canale video da 21mila iscritti complessivi chiamato “Liberi oltre le illusioni” (quello personale di Boldrin ne ha 30mila, in aggiunta) con le chiacchierate via videochat tra economisti, giornalisti, operatori economici, in cui demolisce le politiche del governo in carica – qualunque esso sia – e prova a interpretare quel che succede nel mondo. Eppure non c’è l’ombra di alcuna provocazione, in quel che racconta sulla Cina al tempo del Coronavirus. Un po’ perché in Cina Boldrin ci lavora, essendo anche research fellow e membro del comitato scientifico dell’Istituto per la nuova economia strutturale all’università di Pechino: “Agli studenti hanno detto che le lezioni ricominceranno il 10 di febbraio, vediamo che succede”, racconta.

Quindi il 10 febbraio la Cina riapre?

L’epidemia di coronavirus è caduta nei giorni delle loro vacanze del capodanno cinese, l’unico periodo dell’anno in cui in Cina chiude tutto. È un po’ come se fosse il nostro Ferragosto. Diciamo che era già tutto pronto per andare in sospensione parziale, e hanno semplicemente allungato questa sospensione. Se riaprono tutto il 10, nessun problema.

E se non riaprono?

È un problema, perché tutto dipende dalle aspettative. Al momento non sembra esserci nessun grande rischio sanitario, se non quello dell’ignoto.E tutti, cinesi e non, hanno detto: di fronte all’ignoto chiudo tutto. Il problema è che l’ignoto tra qualche giorno diventerà noto e capiremo l’entità di questa cosa. A questo punto, dipenderà dalla risposta del mondo economico: se la Cina riapre, e se si fidano della Cina, anche il mondo riapre alla Cina. Altrimenti rimane tutto chiuso. E il contraccolpo economico, per la Cina, potrebbe essere pesante.

Qualcuno pensa che gli Stati Uniti, nel bel mezzo della guerra commerciale con la Cina, potrebbero avere nel Coronavirus un alleato per far tornare a casa le loro fabbriche…

L’ho sentito pure io, il segretario al commercio Usa Wilbur Ross, mentre diceva che il Coronavirus potrebbe aiutare a riportare la manifattura negli Stati Uniti.

E…

Ed è un’enorme cazzata. Se mollano la Cina, le imprese vanno in Vietnam, non tornano certo in America. Ed è due volte una cazzata, perché a furia di alimentare la psicosi della catastrofe si rischia di fare un favore enorme alla Cina.

Come mai?

Delle due, una. Se i cinesi stanno mentendo ancora, se i dati attuali di contagi e decessi non fossero veri, per loro sarebbe la fine. L’ho detto anche ai miei amici consiglieri economici del presidente Xi Jinping: se viene fuori che avete mentito su sta cosa qua, avete chiuso col mondo per una generazione.

E se invece non hanno mentito? Se si mostrano efficaci nel debellare l’epidemia di Coronavirus?

Se la risolvono, sono punti per loro, e possono rivendersela benissimo.

Un pronostico?

Non faccio previsioni. Mi limito a osservare che la mortalità è alta, attorno al 2-3% dei contagiati solo nella provincia dell’Hubei. Nel resto della Cina, il tasso di mortalità è tra lo 0,1%-0,2% e fuori dalla Cina, sinora, è morto solo un filippino, ieri mattina: o il governo cinese ha deciso follemente di mentire, sperando che non esca nulla. O quel che hanno fatto è riuscita a controllare la diffusione del virus.

Messa così, i cinesi non stanno gestendola male…

C’è un assunzione, in Occidente, che è dura da eradicare: che il governo cinese sia dittatoriale, cinico e quindi pure stupido. Spiacenti, ma non è così: Xi Jinping non ha la callosità intellettuale di Mao. Il regime cinese sta cercando di fare un operazione difficilissima: dimostrare che sono civili anche se c’è la dittatura.

Alcuni dicono che l’interdipendenza tra la Cina e l’Africa rischia di far esplodere lì un nuovo focolaio di coronavirus…

Gli industriali cinesi in Africa sono arrivati prima di Deng Xiaoping. Adesso c’è pure il governo. Le università di Pechino e Shanghai sono piene di ragazzi africani. Se ai cinesi scoppia l’epidemia in Africa sono fregati. Ma è proprio per questo che non accadrà. Oggi più che mai, hanno un bisogno enorme di riconquistare la fiducia del mondo.

Lieto fine per la Cina, quindi?

Non del tutto. La sensazione è che dentro il Partito Comunista Cinese ci sia un po’ di conflitto. Il presidente Xi Jinping è sparito, nei giorni dell'emergenza. E in prima linea, ancora adesso, c’è Li Keqiang, primo ministro e suo nemico, a dispetto di ogni apparenza. Non si capisce perché. Due possibilità: o Xi ha ordinato a Li di esporsi. O Xi è stato in qualche modo ritenuto responsabile della sottovalutazione iniziale del virus. In ogni caso, potrebbero esserci contraccolpi.