Consiglio europeo: Berlino apre agli eurobond poi ci ripensa
Quella che sembrava una svolta nelle trattative in corso a Bruxelles per il salvataggio della moneta unica e dell'Unione europea si è rivelata nel giro di qualche ora una doccia fredda per i tanti che avevano sperato in un passo indietro di Berlino sul tema sulla condivisione del debito. A fare sperare erano state le parole del ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, che in un'intervista al Wall Street Journal aveva messo tra le nuove misure possibili a breve anche gli acquisti dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà attraverso i soldi dei fondi di salvataggio europei Efsf e Esm. Ma nel giro di qualche ora è stato lo stesso Ministero tedesco attraverso una nota stampa a chiarire che la posizione ufficiale della Germania non è cambiata.
Eurobond solo con l'Unione dei bilanci – Un nuovo no agli eurobond da parte di Berlino dunque almeno fino a quando non ci saranno cambiamenti strutturali nei meccanismi comunitari come va ripetendo da mesi la Merkel. Per il momento l'uso dei fondi salva stati può avvenire solo tramite i meccanismi già in vigore e comunque mai in automatico ma solo dopo un'esplicite richiesta dei Paesi membri e relativa approvazione di Bruxelles. Se ne riparlerà più in là ribadiscono da Berlino quando ci saranno nuovi meccanismi come la rinuncia ad una parte della sovranità nazionale in materia economica per arrivare ad un'unione dei bilanci. Eppure l'uscita del Ministro Schaeuble non è casuale ma è un chiaro segnale distensivo in vista della riunione del consiglio europeo dove lo scontro tra le due macro posizioni sui salvataggi si prevede molto duro.
Monti pronto a trattare fino a domenica – In gioco ci sono i destini della Spagna ma anche dell'Italia che chiede uno scudo anti spread per rilanciare l'economia dell'Eurozona e difendersi dagli attacchi speculativi. L'importanza della posta in palio si intuisce chiaramente dall'atteggiamento poco consueto dello stesso Monti. Il premier, molto duro, ha detto di essere pronto a negoziare ben oltre la durata del Coniglio Ue, fino a notte fonda e anche domenica, ricordando però che l'Italia è pronta a spendere le sue carte sul tavolo compreso un passo indietro sulla disponibilità alla Tobin Tax, fortemente voluta dalla Merkel.