La Commissione europea ha annunciato il suo Recovery Plan, il piano per la ripresa economica comunitaria che mobiliterà 1.100 miliardi nei prossimi sette anni. Già nel 2020 i Paesi membri potrebbero accedere a circa 750 miliardi di euro, una cifra ancor più alta di quella proposta dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel nel loro piano per il rilancio dell'economia Ue. Ma la Commissione europea ha cercato di prestare ascolto a tutte le richieste degli Stati membri, cercando di accontentare sia i Paesi mediterranei che chiedono strumenti coraggiosi e finanziamenti a fondo perduto, sia i rigoristi del Nord che insistono invece affinché ai prestiti Ue corrispondano delle condizioni e delle riforme.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha presentato tutti i dettagli al Parlamento europeo. Von der Leyen ha sottolineato che solo se gli Stati membri procederanno insieme, uniti, potranno uscire dalla crisi: "Qualcosa che è iniziato come un virus invisibile è diventato una crisi economica gigantesca, mai vista prima. Nessun Paese può superarla da solo. E un'economia debole in una certa area dell'Unione mette a rischio anche un'economia forte in un'altra area". La presidente ha quindi annunciato il nuovo piano, chiamato "Next Generation Eu".

Ad ogni modo, quella della Commissione sarà una proposta. Bisognerà poi aspettare che i capi di Stato dei Paesi membri si riuniscano in Consiglio europeo il prossimo 18 e 19 giugno per un accordo definitivo. Il piano ideato dalla Commissione avrà come base il prossimo quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2021-2027, che sarà appunto potenziato in modo da permettere all'esecutivo Ue di raccogliere fondi garantiti appunto dal bilancio comunitario. Ma, ovviamente, per questi sarà necessario aspettare il prossimo anno: per poter intervenire tempestivamente, sarà necessario anche rivedere il tetto dell'attuale Qfp.

Che cos'è il Recovery fund

Per questo si farà riferimento alla proposta messa in campo da Francia e Germania che ha posto sul tavolo l'ipotesi di emettere debito comune per far fronte alla crisi innescata dalla pandemia. La Commissione, per non creare ulteriori polemiche, lo definisce Recovery Instrument: servirà per fornire sovvenzioni e poi prestiti ai Paesi più colpiti dalla crisi. Si stanzieranno 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi sotto forma di sussidi a fondo perduto e altri 250 miliardi di prestiti. "Una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti", scrive il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, su Twitter. "Lasciatemelo dire chiaramente, questi finanziamenti sono un investimento diretto nel nostro futuro europeo", ha commentato Von der Leyen di fronte al Parlamento europeo.

Come funziona il fondo per la ripresa

I Paesi che chiederanno il sostegno economico, però, dovranno varare piani di riforme che siano in linea con gli obiettivi già definiti dall'Unione, ad esempio in materia di digitalizzazione e transizione energetica. All'Italia dovrebbero arrivare 172,7 miliardi di euro, di cui 81,807 miliardi sarebbero versati come sussidi e 90,938 miliardi come prestiti. Saranno poi istituiti dei fondi per gli investimenti strategici, distribuiti attraverso il programma InvestEu, e sarà stabilito uno strumento per la ricapitalizzazione delle imprese che hanno risentito maggiormente dell'impatto del lockdown.

Le altre misure economiche: Mes, Bei e Sure

L'Ue ha già approvato diverse misure economiche per far fronte alla crisi economica. In particolare un pacchetto in cui si prevede un potenziamento della Bei, la Banca europea per gli investimenti, un fondo chiamato Sure per contrastare la disoccupazione conseguita dai mesi di lockdown, e linee di credito agevolate attraverso il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, per sostenere le spese sanitarie, sia indirette che indirette, che gli Stati hanno dovuto sostenere con lo scoppio della pandemia.

Il dibattito pubblico interno nel nostro Paese si è concentrato proprio su questo ultimo punto con le opposizioni, ma anche il Movimento Cinque Stelle, che continuano a respingere l'utilizzo del fondo Salva-Stati. Durante l'ultimo Eurogruppo i ministri delle Finanze europei hanno stabilito che ogni Paese dell'Eurozona possa richiedere prestiti, a tasso agevolato e senza le normali condizionalità che il ricorso al Mes prevede, fino al 2% del suo Pil. L'unico requisito riguarda l'obiettivo dei finanziamenti, che dovranno essere indirizzati alla sanità. Si tratta di prestiti a lungo termine, 10 anni. A partire dal prossimo 1° giugno e fino al 31 dicembre 2022 gli Stati dell'Eurozona potranno quindi richiedere i prestiti del Mes: per quanto riguarda l'Italia si tratta di circa 37 miliardi disponibili.