Parola d’ordine: cashback. Fino a ieri era un termine noto solamente agli adepti dello shopping online, da domani potrebbe essere la chiave per spingere gli italiani a usare la moneta elettronica e ad abbandonare il contante. Almeno, così spera il neonato governo Pd-Cinque Stelle, che nella Nota di aggiornamento al Def presentata lo scorso 30 settembre, ha messo nero su bianco la volontà di finanziare buona parte della prossima legge di bilancio – 30 miliardi di nuove spese – attraverso un forte recupero dell’evasione fiscale, stimato in 7 miliardi circa. E sta pensando proprio al cashback, come misura per spingere i consumatori a usare con più frequenza bancomat e carte di credito, quando fanno i loro acquisti. L’obiettivo? Semplice: più circola moneta elettronica, minore è la possibilità di fare guadagni in nero. E meno si fanno guadagni in nero, più aumentano le entrate fiscali. Nel Paese in cui ogni anno si evadono 109 miliardi di euro in imposte, un tesoretto non di poco conto per evitare tagli alla spesa pubblica – o diminuire le aliquote fiscali – senza fare nuovo debito.

Cos'è il cashback

Letteralmente, cashback vuol dire “ti ridò indietro i contanti”. Nei fatti è una specie di sconto, vestito in un modo un po’ diverso. Anziché far pagare un prodotto il 10% o il 20% in meno, si restituisce quella medesima percentuale, in moneta sonante, ad acquisto effettuato. Si tratta, in altre parole, di uni sconto che avviene attraverso il rimborso del denaro. Sembra strano, ma questa idea commerciale ha attecchito con successo. A livello globale, il settore vale 84 miliardi di dollari, con 235 società di cashback nel mondo, di cui 51 negli Usa, 48 in Gran Bretagna e 135 nel resto d’Europa. Con 500mila utenti, poco più del 2% del totale degli acquirenti online, l’Italia è fanalino di coda in Europa, sebbene anche da noi il fenomeno sia in ascesa, sebbene in Francia la percentuale sale al 18%, in Spagna all’11 per cento.

Cashback e Iva, come funzionerà la misura del governo

Stando alle indiscrezioni dei principali quotidiani, il cashback che ha in mente il governo non è del tutto dissimile a quello delle piattaforme online. Di fatto, il governo è disposto a concedere uno sconto fiscale ai clienti che faranno acquisti col bancomat o con la carta di credito. In concreto, finirà per applicare uno sconto aggiuntivo rispetto a quello già praticato dal negoziante che aderirà all’iniziativa, sconto di cui il consumatore beneficerà in sede di dichiarazione dei redditi. Il beneficio è per tutti: per il negoziante, cui lo Stato paga un po’ del prezzo dei beni che vende, a patto installi un Pos e lo faccia usare ai suoi clienti. Per il cliente, cui offre un incentivo all’uso del bancomat o della carta di credito. E per lo Stato stesso, che si ritrova – in teoria – con i consumi che crescono e con un gettito fiscale superiore.

Stando a quanto affermato a Fanpage.it dal sottosegretario all'economia Alessio Villarosa (M5s), la misura potrebbe coinvolgere pure un taglio dell'Iva, su base mensile:  chi ha effettuato un acquisto pagando con moneta digitale, dice Villarosa, nel primo giorno del mese successivo “si vedrà accreditato una somma sul conto corrente corrispondente, per esempio, al 2% dell’Iva sulla spesa effettuata”. Per capire se tale misura sarà implementata, tuttavia, bisognerà attendere il testo ufficiale della legge di bilancio.

Le opinioni sul cashback nella manovra economica

Non è detto, tuttavia, che l’operazione funzioni. Primo, perché un negoziante potrebbe trovare più conveniente offrire a chi paga in contanti uno sconto superiore, pur di non far emergere parte dei suoi guadagni. Secondo, perché il cliente potrebbe comunque preferire l’uso del contante, qualora risultasse più conveniente. Terzo, perché la somma di sgravi e incentivi del governo potrebbe rivelarsi un flop, se il costo delle misure – cashback, taglio alle commissioni sui pos – dovesse superare l’extragettito atteso.

Ecco perché c’è chi dice che il governo, alla fine, dirigerà altrove le sue mire. Al potenziamento della fattura elettronica, ad esempio. O alla lotta ai grandi capitali che producono valore in Italia pur avendo le loro sedi legali ad Amsterdam, Londra, Dublino, Lussemburgo. Una linea, questa, recentemente suggerita dall’ex ministro delle finanze Vincenzo Visco a Giuseppe Conte, che potrebbe essere più efficace nel reperire in fretta le risorse necessarie a sopravvivere alla legge finanziaria e a scongiurare l'aumento dell'Iva.

Il cashback sulle piattaforme online

Online funziona così: il cliente si iscrive a un sito di cashback – tra i più famosi Bestshopping o Lyoness – dove sono raccolti tutti i marchi e le piattaforme che garantiscono il rimborso a chi compra. Il sito di cashback guadagna sugli acquisti effettuati dagli utenti in uno dei negozi convenzionati, e trasferisce all’utente una parte di questo guadagno – di solito tra il 5% e il 10%. Il denaro viene poi restituito realmente, tramite bonifico o accredito sul conto Paypal o su un altro portafogli virtuale, di solito al raggiungimento di un certa soglia, intorno ai 40-50 euro. Denaro, questo che poi viene usato sugli stessi siti per accumulare altro cashback, e cosi all’infinito. Tu chiamala se vuoi strategia di fidelizzazione.