Bankitalia: “Reddito insufficiente per due famiglie su tre”

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Il 65% delle famiglie italiane valuta che il proprio reddito è inferiore al necessario ed è aumentata la quota di coloro che hanno un reddito insufficiente a coprire i consumi. Fanno più fatica i giovani e le persone che vivono in affitto. E’ la fotografia scattata dalla Banca d’Italia in un “Quaderno di Economia e Finanza” dedicato al risparmio.

Il risparmio per le famiglie italiane sta diventando quasi un'utopia: il 65 per cento dei nuclei familiari valuta il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario. Percentuale salita di 25 punti negli ultimi 23 anni (nel '90 era del 40%). È quanto emerge dall'occasional paper "Il risparmio e la ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi", di Laura Bartiloro e Cristiana Rampazzi, pubblicato sul sito di Bankitalia. Dalle valutazioni espresse dalle famiglie nell’ambito dell’Inchiesta mensile sulla fiducia dei consumatori “emergono chiari segnali di difficoltà nel riuscire a risparmiare la quantità di risorse desiderata, in presenza di una marcata contrazione del reddito disponibile e del contestuale obiettivo di contenerne l’impatto sul proprio tenore di vita”.

Sono i nuclei familiari a basso reddito, quelli giovani e gli affittuari i più colpiti dalla crisi. Considerando una misurazione della povertà, che oltre al reddito, prenda in considerazione anche la ricchezza, è emerso tra il 2008 e il 2010 un peggioramento di tali indicatori, in misura particolarmente accentuata tra i giovani e gli affittuari. Nel 2010 le famiglie povere di reddito e di ricchezza al netto dell'abitazione di residenza erano l'8,8 per cento, in lieve aumento rispetto al 2008; tra quelle giovani, l'incidenza della povertà è invece aumentata di quasi tre punti tra le due rilevazioni, fino a raggiungere il 15,2 per cento, un valore ben più elevato di quello della popolazione nel suo complesso. Per gli affittuari la percentuale è ancora maggiore, pari al 26,1 per cento, in aumento di 3,5 punti tra le ultime due rilevazioni.

La crisi ha inoltre "comportato una riduzione della propensione al risparmio delle famiglie italiane. Tra il 2008 e il 2010 il tasso di risparmio delle famiglie consumatrici è sceso dal 12,1 al 9,7% del loro reddito disponibile lordo. Nel 1991 il tasso era più del doppio, pari al 23,8%". Così, di fronte ad una generale riduzione del risparmio e dell'interruzione della crescita della ricchezza netta, alcune famiglie hanno dunque risentito della crisi più di altre. E i dati macroeconomici più recenti, segnala lo studio di Bankitalia, indicano "una ulteriore riduzione del reddito e un peggioramento del tasso di risparmio, prefigurando quindi un successivo inasprimento delle condizioni finanziarie delle famiglie più vulnerabili in assenza di opportune misure di sostegno o di una ripresa del ciclo economico".

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