Mancano pochi mesi alle elezioni politiche, che presumibilmente si svolgeranno tra febbraio e maggio 2018, e puntuali come Babbo Natale alla Vigilia fioccano già le prime promesse e regalie elettorali. Nella legge di stabilità, per esempio, è spuntata l'ipotesi di un "bonus nonni", una detrazione al 19% valida per gli anziani che aiutano i propri nipoti o figli a pagare le spese per attività sportive, scolastiche o universitarie, o gli affitti fuorisede. Altra proposta elettorale: Berlusconi ha annunciato di voler innalzare le pensioni minime a 1000 euro – non si sa con quali finanziamenti dato che l'operazione costerebbe oltre 5 miliardi di euro e inoltre andrebbe a scaricarsi sulle spalle delle future generazioni già gravate dai debiti previdenziali contratti a cavallo degli anni '70 e '90 grazie al sistema retributivo e alle baby pensioni. E poi, ancora: altro tema centrale dell'agenda politica nazionale è il blocco del meccanismo che impone l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita. I sindacati in blocco hanno chiesto una revisione del sistema introdotto dalla legge Sacconi prima e dalla legge Fornero poi, e il governo si sta adoperando per trovare un accordo.

Secondo un recente report diffuso dall'Ocse, "dalla metà degli anni Ottanta il reddito degli anziani tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% più rispetto a quelli dei 30-34enni. Inoltre, il tasso di povertà è cresciuto nel segmento giovanile (13,9%, più alto della media Ocse che si attesta all'11,4%) mentre è calato costantemente tra gli anziani (10,6%)" e inoltre "le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono già maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa età e tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici".

Insomma, nonostante la condizione giovanile in Italia sia drammatica, complice non solo il tasso di disoccupazione del segmento pari al 35% ma anche la scarsità di opportunità professionali e salariali che spinge i giovani a fuggire dal Belpaese, la classe politica italiana anziché trovare una soluzione strutturale pensa a elargire prebende a quel segmento sociale, quello degli over 65, che stando ai dati meno ha risentito della crisi economica . Dunque, nonostante sia evidente l'esistenza di una fortissima stortura in termini salariali e previdenziali e l'assenza di opportunità per gli under 35, la classe politica italiana in vista della competizione elettorale della prossima primavera sembra non avere altra priorità che elargire ulteriori concessioni e regalie al segmento over 65.

La domanda che sorge spontanea è una: perchè? La risposta è, purtroppo, molto semplice. La politica punta a favorire gli anziani perché, banalmente, sono di più e costituiscono un bacino elettorale numericamente molto più ampio di quello offerto dai giovani. E molto probabilmente, essendo il Paese in calo demografico e la popolazione in costante e inesorabile invecchiamento, per gli under 35 sarà sempre peggio e sempre più saranno abbandonati ai margini del consesso politico causa ininfluenza elettorale.