Contrordine, patrioti: nessuno è mai stato trumpiano. Non volontariamente, perlomeno.
E no, fidatevi: non c’entra nulla la batosta presa da Donald Trump alle elezioni di metà mandato, con la Camera e il Senato interamente dei democratici. No, per carità.
Non è mai stato trumpiano Matteo Salvini che oggi non concede al presidente americano nemmeno un in bocca al lupo. evidentemente credeva davvero che i dazi avrebbero fatto bene alle imprese italiane e che Trump in fondo era uno che faceva semplicemente gli interessi del suo Paese, avercene anche noi uno così. Però quando qualcuno osava dire “controdazi agli Stati Uniti”, facendo gli interessi dei nostri Paesi, Salvini faceva muro contro questa idea. Vai a capire perché.
Non è mai stato trumpiano nemmeno Antonio Tajani del resto, che addirittura ha avuto il candore di dirlo esplicitamente ieri. Quello che lo scorso febbraio aveva fatto la foto di gruppo del Board of Peace – unica democrazia occidentale che ha partecipato a questa pagliacciata per distuggere l'ONU e fare di Gaza un investimento immobiliare – col cappellino rosso dei MAGA evidentemente non era lui. O se lo era, quel cappellino era un dono che non si poteva rifiutare, come immaginiamo avrebbe volentieri fatto il nostro coraggiosissimo ministro degli esteri, avesse potuto. Mai stato trumpiano, lui.
Non è mai stata trumpiana nemmeno Giorgia Meloni, del resto. Lei faceva gli interessi dell’Italia, quando faceva finta di compiacere il sovrano color carota. Quando aveva partecipato al CPAC, la convention dei trumpiani, dicendo in entrambi i casi i due leader erano a fianco nella difesa dei valori Occidentali. Copione ribadito questo, dopo il primo incontro, avvenuto in seguito della rielezione di Trump. Ricordate? Make west great again!.
Ma non era trumpiana, nemmeno lei.
Non lo era nemmeno quando ha invitato Steve Bannon, l’ideologo di Trump ed Elon Musk, il principale finanziatore di Trump, ad Atreju, come ospiti d’onore di Atreju, la sua convention. O quando si è fatta scrivere la prefazione all’edizione americana del suo ultimo libro, “La versione di Giorgia”, nientemeno che dal vicepresidente di Trump J.D. Vance. E non lo era, sia mai, quando ha detto che la guerra mossa dagli Stati Uniti al Venezuela era “difensiva”. Quando si augurava che Trump avrebbe vinto il Nobel per la Pace. Quando “non condivide né condanna” la guerra americano-israeliana in Iran.
L’hanno sempre detestato, insomma, il nostro amico Donald. O al più mal sopporrtato. E forse, da bravi italiani, si ricordano di dirlo solo quando Trump è a terra, con due camere che gli renderanno la vita molto difficile, un paio di guerre che continuano nonostante avesse promesso di chiudere, il debito americano che continua a lievitare e a far paura ai mercati, e l’inflazione che galoppare, nonostante lui fosse stato eletto con la promessa di farla scendere.
Forse nemmeno Trump è mai stato trumpiano. O forse è pure lui, Trump stesso, un complotto della sinistra per far perdere la destra alle prossime elezioni.
Qualcuno, a destra, potrebbe pure arrivare a dirlo. se si impegna.
Attendiamo fiduciosi.