Abbiamo già detto che questa legge di bilancio è la più misera di sempre? Bene. Anzi, male. Perché è pure peggio di così. Non solo vengono spesi solo 12 miliardi – i 14 di extradeficit per le rinnovabili che ci ha gentilmente regalato l’Europa non li contiamo – mai così pochi dai tempi gloriosi di Mario Monti nel 2013. Il problema vero è che la metà di quei soldi è stata spesa per misure che valgono solo per il 2027. Tagli di tasse, flat tax, bonus non sono strutturali: chi governerà dopo Meloni quei soldi se li dovrà trovare di nuovo, perché il governo se li è stanziati solo per dodici mesi. Tempo di andare alle elezioni, poi si vedrà. Nemmeno nei frigoriferi hackerati dei supermercati la merce scade così in fretta.
Sono ben trentuno le misure con la data di scadenza appiccicata sopra, scrive il Sole24Ore: dal bonus anziani alla flat tax per i giovani, fino al tanto celebrato taglio dell’Irpef per il ceto medio. E non è un caso isolato, ma la cifra stilistica del governo Meloni dal 2022 a oggi: Pagella Politica ha calcolato che dal suo insediamento l’esecutivo ha introdotto una misura temporanea ogni due mesi: dai tagli alle accise ai bonus bollette, dai nuovi nati agli asili nido, dal bonus elettrodomestici a quello per il Natale, dalla dote famiglia sport alla riduzione del canone Rai.
Il risultato è, di fatto, una truffa. Sembra che hanno fatto tantissimo che si sono occupati di mille cose, che hanno risolto una marea di problemi, ma in realtà non hanno combinato nulla: hanno preso i soldi e li hanno spostati da una parte all’altra di anno in anno, cambiandogli destinazione in modo erratico, a seconda del caso mediatico di turno, per guadagnarsi un po’ di buona stampa e per arginare il dissenso. E chissenefrega se poi non ci sono soldi per la sanità. Vuoi mettere poter dire "abbiamo tagliato le tasse al ceto medio?"
La cosa buffa? È che Meloni & co sono andati al governo promettendo il contrario, cioè politiche durature al posto dei bonus. È scritto così, nero su bianco, sul programma di Fratelli d’Italia del 2022. Anche quella, evidentemente, era una promessa una tantum, con la scadenza appicciata sopra: valeva solamente finché erano all’opposizione.