Ci sono tante persone che anche questa estate sono state in Marocco, o in Uzbekistan, o in simili luoghi: abbiamo visto centinaia delle loro foto su Facebook e Instagram. E fra i soggetti più fotografati spiccano i mercati locali (quanto hai volluto visitare mercati del genere!). La cosa buffa è che, anche a distanza di seimilacinquecento chilometri, fra i mucchi conici di polveri di spezie colorate e di frutta secca, le foto scattate sono davvero simili. Eppure chi è stato a Marrakech ti racconta del suq, quelli chi è stato a Samarcanda ti racconta del bazar. Perché? Se sono luoghi così simili, perché sono chiamati in modo diverso? I viaggiatori lo sanno certamente.

Il termine ‘bazar' è entrato nella nostra lingua molto tempo fa: le prime attestazioni sono trecentesche. Per lunghi secoli è stato il nome d'elezione per i mercati orientali e nordafricani, un nome internazionale, ed è un fatto suggestivo: ‘bāzār' è un termine della lingua farsi (cioè persiana) non di quella araba, e significa proprio ‘mercato'. La Persia si trovava sulla Via della Seta, e l'antico secolare prestigio dei suoi mercati si riflette nella diffusione del nome, dall'Atlantico all'India. Invece ‘suq' è il nome comune dei mercati in lingua araba. Si tratta quindi del nome locale, dato dagli abitanti e primi frequentatori, e in questo si distingue dall'internazionalità del bazar.

Però non è l'unica differenza. Tendenzialmente (in questi casi non si può mai parlare in assoluto) c'è anche una differenza strutturale, a dispetto dell'apparente somiglianza fra le merci offerte. Il suq è più spesso un vero quartiere della città, che si dipana fra strade e vicoli (lo chiameremmo un ‘centro commerciale naturale'); invece il bazar è spesso un mercato coperto e appositamente organizzato a quel fine.

E ce n'è un'altra, che riguarda l'uso nella nostra lignua di questi due termini. La maggior diffusione storica di bazar (rispetto al suq, che è decisamente un termine più specifico, ancora) ci ha invitato a estenderne il senso, e l'estensione non è stata generosa: il bazar è simbolo di caos, traffico, di varietà superata soltanto dalla mediocrità della merce offerta a buon mercato. Invece il suq è meno usurato. Curiosamente, in altre lingue europee (come in francese) avviene il contrario, ma per le medesime ragioni: il dominio in paesi arabofoni ha reso comune il termine suq (traslitterato come souk o simili), ed è quindi il suq a farsi simbolo di confusione. Una confusione che nelle nostre vacanze cerchiamo con entusiasmo.