Primo Levi
in foto: Primo Levi

Quale modo migliore per ricordare un autore se non attraverso le parole che ci ha lasciato? Nel caso di Primo Levi, poi, si tratta di versi terribili, quelli iniziali di "Se questo è un uomo" (1947) che raccontano cosa è stato "vivere" nel campo di concentramento di Auschwitz, sottoposti a qualsiasi tipo di tortura e maltrattamento fisico e morale. In occasione del centenario dello scrittore piemontese di origini ebraiche oggi, 12 giugno, la Public Library di New York, insieme all'Istituto Italiano di Cultura della città, ha deciso di rileggere integralmente e in più di 20 lingue la sua opera principale, coinvolgendo decine di autori ed intellettuali in questa lunga maratona letteraria.

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane che muore per un sì e per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa, andando per via, coricandovi, alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.

(versi introduttivi di "Se questo è un uomo", Primo Levi, edito Einaudi)

L'opera di Primo Levi: a New York la lettura in più lingue

Sono previste circa otto ore per la lettura integrale di "Se questo è un uomo" di Primo Levi alla Public Library di New York che avverrà oggi, 12 giugno. Ad aprire la commemorazione sarà Stella Levi, ebrea italiana anche lei sopravvissuta ai campi di concentramento, che leggerà i versi iniziali in italiano. Poi, passerà la parola all'editore e scrittore americano Jonathan Galassi e ad altri protagonisti della letteratura e del giornalismo come Nicole Krauss, Michael Frank, Debora Balardini e Roger Cohen. Interverrà anche l'attore e regista John Turturro. Il celebre testo memorialistico, scritto dall'autore torinese tra dicembre 1945 e gennaio 1947, prenderà nuovamente vita attraverso le loro parole, raccontando uno degli eventi più tragici della storia europea. Dall'arabo al farsi, dal tedesco al finlandese, dal russo al giapponese: ognuno leggerà il testo nella propria lingua madre restituendo alla narrazione l'universalità a cui mirava Primo Levi quando decise di mettere nero su bianco la sua testimonianza.

Primo Levi, i 100 anni dalla nascita

Nato a Torino nel 1919, Primo Levi era figlio di Ester Luzzati e Cesare Levi, entrambi di origini ebraiche. Si iscrisse al corso di laurea in chimica pochi mesi prima che venissero varate le leggi razziali (nel 1938), cosa che gli permise ugualmente di frequentare l'università, anche se il clima divenne sempre più teso e insostenibile. Nel 1943 si unì alla Resistenza, combattendo al fianco di una formazione partigiana della Val d'Aosta. Catturato durante una di queste azioni, venne mandato nel campo di concentramento di Auschwitz da dove riuscì fortunatamente a uscire vivo nel 1945. Quell'esperienza, però, lo segnò a vita e da lì venne l'urgenza di testimoniare ad altri l'esperienza terrificante vissuta in quell'inferno. Così scrisse "Se questo è un uomo", seguito subito dopo da "La tregua", il testo in cui racconta l'odissea durata nove mesi prima di venire rimpatriato. Pubblicò anche libri a carattere scientifico come "Il sistema periodico" (1975) e "La chiave a stella" (1978). Nel 1986, dopo l'uscita di alcuni testi che arrivavano a negare la realtà documentaria dei Lager, scrisse "I sommersi e i salvati" come forma di opposizione. Si suicidò nel 1987 nella casa di nascita.