È morta ieri di infarto Anna Bravo. La studiosa ci ha lasciato nella notte, a 81 anni, nel suo appartamento di Torino. Era docente all’Università del capoluogo piemontese ed era nota per le sue ricerche sulla questione di genere, specializzati in studi sul ruolo della donna nella nostra società. Naturalmente in primo piano, nei suoi interessi di donna, attivista e ricercatrice, c'erano i diritti delle donne, il loro ruolo nella nostra società. Da ragazza militò nelle file del Partito Comunista Italiano e poi in Lotta Continua, di recente aveva assunto posizioni molto chiare e nette sulla questione del #metoo. Nel 2018, quando Catherine Denevue scatenò un vortice di polemiche con le sue dichiarazioni contro il movimento in difesa delle donne, la Bravo sostenne l'attrice francese:

È sbagliato considerare le donne solo vittime quando va loro riconosciuto l’essere soggetti di un potere, magari piccolo, ma non trascurabile.

Ma è francamente riduttivo pensare di poter condurre l'intensa attività di ricercatrice, studiosa e militante femminista di Anna Bravo alle sue più recenti posizioni sul #metoo. Numerosi, infatti, sono i suoi studi sui movimenti politici e sociali del Novecento, mentre di recente era membro del Comitato scientifico della Fondazione Alexander Langer e dell'Istituto per la storia della resistenza "Giorgio Agosti". Da ultimo, nel 1981, ha ricevuto il Premio Nazionale Nonviolenza, motivazione che riassume bene il senso del suo lavoro in questi decenni:

per i suoi studi sulle donne, sull'impegno sociale da loro profuso, sulla resistenza armata e su quella nonviolenta, che hanno contribuito alla comprensione, progettazione, costruzione ed edificazione di una società solidale, nonviolenta e pacifica.