Un documentario in salsa road movie realizzato grazie al contributo di migliaia di fan in tutto il mondo che attraverso una campagna crowdfunding ha reso possibile raccogliere i fondi necessari per la sua realizzazione. a dare vita al progetto "Lo chiamavano Bud Spencer", in oltre otto anni di lavoro, l'austriaco 28enne Karl-Martin Pold. Il film documentario, dopo il debutto estivo in Austria e in Germania (paesi dove il nostro Bud Spencer è famosissimo) in oltre 200 sale, dove è restato in programmazione per due mesi, arriva alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Riflessi.

L'attore Carlo Perdersoli, alias Bud Spencer, è assoluto protagonista di questa pellicola. Che presto potrebbe avere un'edizione italiana. Ad annunciarlo, in occasione della presentazione di "Lo chiamavano Bud Spencer" alla Festa del Cinema di Roma in questi giorni alla Capitale, è Giuseppe Pedersoli, figlio dell'attore scomparso nel 2016, il quale ha annunciato che "prepareremo anche un'edizione italiana da far uscire nelle sale, sperando di non sfigurare rispetto ai tedeschi".

Il documentario è una testimonianza appassionata della capacità di Carlo Pedersoli di coinvolgere e divertire i pubblici più diversi e di più generazioni. "Ho dedicato a Bud Spencer 2 tesi universitarie. Da bambino lo amavo per le sue scene di scazzottate e la difesa dei deboli, da più grande ne ho apprezzato lo humour – ha riferito Karl-Martin Pold all'Ansa – mi sembrava incredibile non ci fosse un documentario su di lui".