L’esclusione di Macklemore e la bufera su Ed Sheeran: cosa è successo dopo le parole ProPal del rapper
L'apparizione, lo scorso 4 e 5 settembre, di Macklemore come ospite della leg americana del tour di Ed Sheeran ha provocato un precedente inedito. Infatti il rapper di Seattle si è espresso sul palco del MetLife Stadium, nel New Jersey, con dichiarazioni in supporto al popolo palestinese, condite da un segmento finale in cui ha intonato il coro "Free Palestine". Un atto che ha subito attirato l'attenzione della produzione del concerto, dai promoter ai proprietari della struttura, che dopo alcuni giorni dalla sua esibizione, hanno deciso di escluderlo.
L'allontanamento di Macklemore ha provocato non poche critiche nei confronti di Ed Sheeran, soprattutto successivamente al comunicato stampa in cui non ha preso posizioni in merito, addossando ai promoter, Messina Group, la responsabilità del licenziamento di Macklemore, scegliendo al contempo di non prendere posizione in merito al conflitto tra Israele e Palestina. Una decisione che ha provocato l'auto esclusione di tutti gli ospiti del tour, da Finneas ad Aaron Rowe, passando per i Beoga e i Lukas Graham. Da questo punto di vista, non sono gli unici artisti ad aver preso posizione contro Ed Sheeran. Sono infatti arrivati anche i commenti di Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd, che l'ha definito "uno stron*o" e "un idiota", elogiando invece Macklemore e quello dei Massive Attack, tra gli altri.
Le parole ProPal di Macklemore al concerto di Ed Sheeran
A scatenare l'ira dei proprietari degli stadi in cui si sarebbero dovuti tenere i concerti di Ed Sheeran sono stati due aspetti. Da una parte, Macklemore si è presentato, il primo giorno, davanti agli spettatori indossando una kefiah, per poi rivolgersi alla platea: "La verità è che gran parte del motivo per cui ho voluto fare questo tour in posti come questo è per potermi alzare in stadi come questo e dire due parole che mi sono molto care: Free Palestine".
Ma il giorno seguente, seguendo la scaletta, si è soffermato qualche secondo prima di intonare "Hind's Hall", sottolineando: "A tutti i miei fratelli e sorelle ebrei: la critica a Israele, la critica all'apartheid, l'essere contro il genocidio, non è in alcun modo una critica nei vostri confronti. Il mio messaggio è per la pace, l'amore, affinché tutti gli esseri umani siano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza". È necessario sottolineare che "Hind's Hall", brano pubblicato nel 2024, omaggia nel titolo Hind Rajab, bambina di cinque anni uccisa a Gaza il 29 gennaio 2024. Il veicolo su cui fuggiva da Tel al-Hawa insieme ai familiari fu colpito dalle forze israeliane, provocandone la morte.
Quell'episodio aveva scatenato forti proteste alla Columbia University, spingendo gli studenti a ribattezzare simbolicamente l'edificio occupato dell'Hamilton Hall proprio in memoria della bambina: i proventi del brano sono stati utilizzati per finanziare l'UNRWA (l'Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi). Le parole del rapper hanno mobilitato enti come l'Anti-Defamation League e l'Israeli American Council, con quest'ultima che ha avviato una petizione formale per chiedere a Sheeran e al suo management la rimozione immediata del rapper dalle tappe successive. A questa richiesta si sono uniti anche P!nk e Boy George.
La notizia del licenziamento di Macklemore
L'esclusione di Macklemore è arrivata nei giorni successivi, come raccontato nel comunicato di Ed Sheeran, previa decisione del Messina Touring Group, che l'aveva ingaggiato come opening act. Secondo le ricostruzioni, sarebbe arrivato un veto da parte dei proprietari degli stadi, tra cui Robert Kraft, magnate fondatore del Kraft Group, proprietario della squadra NFL dei New England Patriots e del Gillette Stadium di Foxborough. Secondo la ricostruzione di Macklemore nel suo post, Kraft e altri proprietari hanno comunicato ai promoter e al team di Sheeran che gli impianti non avrebbero autorizzato i concerti programmati se Macklemore fosse stato mantenuto in cartellone, una misura, a detta loro, contro la diffusione d'odio.
La solidarietà degli artisti che hanno abbandonato il tour
A poche ore dalla conferma ufficiale dell'esclusione di Macklemore, il "Loop Tour" ha subito un esodo senza precedenti. Nella giornata di martedì 15 settembre 2026, tutti e quattro gli artisti e i gruppi musicali ingaggiati come opening act annunciano il ritiro dai propri impegni contrattuali, lasciando Ed Sheeran solo per le tappe nordamericane e sudamericane. Il primo a fare un passo indietro è stati Finneas, vincitore di Grammy e due Oscar, che schierandosi a favore della Palestina, ribadisce che gli artisti non devono mai essere messi a tacere quando parlano a favore degli oppressi.
Si è aggiunto dopo poche ore il cantautore irlandese Aaron Rowe, che dopo aver ringraziato Ed Sheeran per avergli cambiato la vita ha dichiarato di non poter restare a guardare mentre i miliardari usano la loro posizione di potere per zittire chi si esprime contro il genocidio israeliano, sottolineando come il popolo irlandese conosca fin troppo bene il significato di carestia forzata e occupazione violenta. Sulla stessa linea anche il gruppo folk tradizionale irlandese Beoga, storica band di supporto del cantautore britannico. I membri del gruppo hanno abbandonato il tour denunciando il silenziamento di Macklemore e ribadendo che suonare in strutture che applicano censure contro chi invoca una Palestina libera non è un'opzione praticabile.
A chiudere il cerchio è stata la band pop danese Lukas Graham, con il frontman Lukas Forchhammer che ha deciso di ritirarsi dalle date statunitensi respingendo le aspettative dei proprietari degli stadi. Ha ribadito, infatti, che il conto bancario di nessuno dovrebbe decidere chi ha il diritto di parlare e quale sofferenza sia permesso riconoscere, soprattutto da parte di un artista su un palco.
Le reazioni social e del mondo dello spettacolo
L'atto libero di Macklemore sul palco del MetLife Stadium nel New Jersey aveva provocato sin da subito delle reazioni contrastanti. Le prime erano arrivate da Boy George e P!nk. Il cantautore britannico ha inizialmente puntato il dito contro Sheeran, chiedendo su X una sua presa di posizione netta. Sul suo profilo aveva anche pubblicato un'immagine del cantautore, generata tramite AI, che indossava una t-shirt su cui c'era il gioco di parole denigratorio "Wack Mack No More". Dopo il comunicato del cantante inglese, però, la posizione dell'ex Culture Club è cambiata, e ha sottolineato che "chiunque pensi che boicottare Ed Sheeran possa cambiare anche una sola cosa in Medio Oriente è un idiota".
Dopo poche ore dal primo commento di Boy George, P!nk ha ricondiviso i contenuti dell'account @StopAntisemitism e nella didascalia la popstar ha definito l'intera situazione "inaccettabile". Secondo la cantante, gli spettatori di origini ebraiche che avevano pagato il biglietto per ascoltare musica si sono ritrovati ostaggio di una "propaganda anti-israeliana" e di un "incubo politico contro lo Stato Ebraico", condannando aspramente le accuse di "falso genocidio" mosse da Macklemore sul palco. Solo qualche giorno dopo, ha raddrizzato il tiro, riconoscendo di aver sbagliato a condividere un post contenente parole che non avrebbe usato.
Dopo aver sostenuto di essere una "madre ebrea" e di non parlare a nome di Israele o del Governo di Benjamin Netanyahu, ha messo le mani avanti sulla questione dei bambini uccisi, attraverso il suo impegno per l'Unicef: "Ho difeso la gente degli altri per tutta la mia carriera, e so esattamente quanto costa. E ora sto difendendo la mia gente". Sul fronte opposto, c'è anche chi ha sostenuto la scelta di Macklemore, non solo gli artisti che avrebbero dovuto esibirsi sul palco del "Loop Tour" insieme a Ed Sheeran. Tra questi, c'è sicuramente la cantante Kehlani, che a causa del suo attivismo filo-palestinese, si era vista annullare un concerto alla Cornell University nel 2023. Sotto al post su Instagram, in cui Macklemore aveva comunicato la sua esclusione del tour è arrivato il supporto di Zara Larsson, Greta Thunberg, Rachel Chinouriri, Bob Vylan e dei Kneecap, ma anche i like di Penélope Cruz, Rachel Zegler, Cara Delevingne, Amanda Seyfried, Chase Infiniti, Bella Hadid e Hozier.
Cosa ha dichiarato Ed Sheeran
Dopo alcune ore dalle polemiche partite dopo l'esclusione di Macklemore e il suo post su Instagram, lo scorso 15 settembre Ed Sheeran ha rotto il silenzio con un post su Instagram. Nel tentativo di arginare le critiche, il cantautore britannico ha cercato di raccontare l'estromissione di Macklemore, prima di tutto prendendo le distanze dalla paternità del suo licenziamento: "Non l’ho cacciato io ma i promoter". L'analisi è poi sfociata nelle motivazioni per cui, alcuni proprietari degli stadi tra cui Robert Kraft, avrebbero posto un veto sull'esibizione di Macklemore: "È il modo in cui Macklemore ha veicolato parte del suo messaggio durante la sua esibizione, piuttosto che su tutto ciò che è stato detto".
Ed Sheeran si è poi dilungato sulla volontà di continuare il tour per non abbandonare la troupe e gli altri artisti che vivono anche grazie al suo indotto live, oltre che per i milioni di fan che hanno acquistato i biglietti e organizzato i viaggi. Non c'è una presa di posizione sul conflitto tra Israele e Palestina, anzi respinge le accuse sul web, sottolineando come non si senta "complice" di ciò che sta accadendo. Ma soprattutto specifica di non voler trasformare i suoi show in un forum politico, poiché vi partecipano bambini e famiglie alla ricerca di un "rifugio".
Tuttavia, i numeri dimostrano che la pretesa di apoliticità non è più considerata uno scudo sufficiente per le grandi popstar da stadio. Secondo i dati di HypeAuditor, confermati da Tech Times, oltre 200.000 follower hanno smesso di seguire Ed Sheeran su Instagram, con un'accelerazione drastica proprio dopo il suo tentativo di giustificare l'esclusione di Macklemore. Con proiezioni che stimano perdite fino a 350.000 seguaci in una settimana, la perdita di consenso digitale certifica un grave danno d'immagine per il cantante. In questo senso, parte del suo pubblico e dei suoi colleghi hanno deciso di non accettare più l'autocensura come presa di posizione sulle crisi umanitarie.