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Il giorno dopo la scoperta dell'acqua calda – che certificata in numeri e statistiche fa comunque la sua impressione – e cioè che gli studenti italiani stanno mesi davvero male, in particolare al Sud, possiamo tranquillamente affermare che il Rapporto Invalsi presentato ieri è l'ennesima fotografia di un Paese spaccato in due, sempre meno competitivo, dove ad oggi manca quasi del tutto l'attuazione dell'Articolo 3 della Costituzione Italiana, che dice:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ecco. Rileggendo la carta costituzionale in controluce rispetto al Rapporto Invalsi (ma basterebbe anche farsi due conti sulla correlazione tra benessere economico di un paese e la qualità dei suoi studenti) da cui emerge la difficoltà (per usare un eufemismo) degli studenti italiani giunti alla Maturità a comprendere testi scritti in italiano, inglese e a non avere la minima capacità analitica in discipline come la matematica, ad esempio, be', è chiaro che il problema sostanziale è come fare in modo che un pezzo di Paese, il Meridione d'Italia, riesca a colmare questo gap. Perciò risuona ancora più assurda e beffarda quell'idea di regionalizzazione della scuola, che verrebbe fuori dall'autonomia differenziata a cui aspirano Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, una sorta di dichiarazione di guerra contro il Sud, che rischia di far male anche al Nord. Insomma, è interesse anche dei più ricchi avere con sé il resto del Paese.

E soprattutto: basta leggere questi rapporti, come quello Invalsi, e puntare il dito contro gli studenti fannulloni, incapaci, un po' tonti. In entrambi casi, le responsabilità più grandi sono degli adulti. Se lo sono – fannulloni, incapaci e tonti – c'è da chiedersi chi è che li ha resi così. Se non lo sono e i risultati non arrivano, allora qualcosa del mondo che abbiamo apparecchiato per loro non funziona. Quindi è arrivato il momento di scegliere: se vogliamo aiutare il nostro Paese a uscire dal guado della sua crisi, ripartiamo dalla scuola e da questi ragazzi, dalle loro famiglie, dal modo in cui la Repubblica prova a rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana". Insomma, smettiamola di criminalizzarli e aiutiamoli. E farlo sì per davvero "a casa loro". Che poi è anche la nostra, l'Italia.