Opinioni
11 Luglio 2019
10:36

Invalsi: basta criminalizzare gli studenti, pensiamo ad aiutarli “a casa loro”

Dal Rapporto Invalsi presentato ieri sono emerse gravi criticità dei nostri studenti in tutte le discipline, in particolare per quelli del Sud. Forse è arrivato il momento di smetterla di accusare i nostri giovani di essere dei fannulloni e provare ad aiutarli sul serio “a casa loro”, che poi sarebbe la nostra: l’Italia.
Getty Images
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Il giorno dopo la scoperta dell'acqua calda – che certificata in numeri e statistiche fa comunque la sua impressione – e cioè che gli studenti italiani stanno mesi davvero male, in particolare al Sud, possiamo tranquillamente affermare che il Rapporto Invalsi presentato ieri è l'ennesima fotografia di un Paese spaccato in due, sempre meno competitivo, dove ad oggi manca quasi del tutto l'attuazione dell'Articolo 3 della Costituzione Italiana, che dice:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ecco. Rileggendo la carta costituzionale in controluce rispetto al Rapporto Invalsi (ma basterebbe anche farsi due conti sulla correlazione tra benessere economico di un paese e la qualità dei suoi studenti) da cui emerge la difficoltà (per usare un eufemismo) degli studenti italiani giunti alla Maturità a comprendere testi scritti in italiano, inglese e a non avere la minima capacità analitica in discipline come la matematica, ad esempio, be', è chiaro che il problema sostanziale è come fare in modo che un pezzo di Paese, il Meridione d'Italia, riesca a colmare questo gap. Perciò risuona ancora più assurda e beffarda quell'idea di regionalizzazione della scuola, che verrebbe fuori dall'autonomia differenziata a cui aspirano Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, una sorta di dichiarazione di guerra contro il Sud, che rischia di far male anche al Nord. Insomma, è interesse anche dei più ricchi avere con sé il resto del Paese.

E soprattutto: basta leggere questi rapporti, come quello Invalsi, e puntare il dito contro gli studenti fannulloni, incapaci, un po' tonti. In entrambi casi, le responsabilità più grandi sono degli adulti. Se lo sono – fannulloni, incapaci e tonti – c'è da chiedersi chi è che li ha resi così. Se non lo sono e i risultati non arrivano, allora qualcosa del mondo che abbiamo apparecchiato per loro non funziona. Quindi è arrivato il momento di scegliere: se vogliamo aiutare il nostro Paese a uscire dal guado della sua crisi, ripartiamo dalla scuola e da questi ragazzi, dalle loro famiglie, dal modo in cui la Repubblica prova a rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana". Insomma, smettiamola di criminalizzarli e aiutiamoli. E farlo sì per davvero "a casa loro". Che poi è anche la nostra, l'Italia.

Scrittore, sceneggiatore, giornalista. Nato a Napoli nel 1979. Il suo ultimo romanzo è "Le creature" (Rizzoli). Collabora con diverse riviste e quotidiani, è redattore della trasmissione Zazà su Rai Radio 3.
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