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Intervista a Thyna, finalista di Nuova Scena 3: “Ho portato storie vere, non hit usa e getta da 15 secondi”

Thyna, nome d’arte di Martina Rastelli, è arrivata a pochi secondi dalla vittoria di Nuova Scena 3. Qui l’intervista alla giovane rapper milanese di “Putt***” e “Toxic”.
Thyna, Nuova Scena 3
Thyna, Nuova Scena 3

Arrivata a un passo dalla vittoria e dal premio di 100mila euro, Thyna, nome d'arte di Martina Rastelli, è stata tra le concorrenti più sorprendenti dell'ultima edizione di Nuova Scena, il rap talent di Netflix vinto dal duo calabrese FlexTony e TigerPlug. In primis per le sue grandi capacità canore, mostrate anche in "Putt***" e "Toxic", ma anche perché, non solo attraverso i brani, ha raccontato un rapporto familiare, quello con il padre, che distaccandosi, le ha creato molto dolore. Thyna è stata anche l'unica concorrente a non aver potuto esibirsi in coppia nella serata duetti, a causa della rinuncia di Paky, di cui ha interpretato il brano "Mi manchi". Poi lo scontro con Leyelty, il consiglio di Guè e l'aneddoto in hotel durante le riprese del programma. Qui l'intervista a Thyna.

Qual è stato il tuo primo impatto quando ti sei vista in tv?

Il primo impatto è stato forte, soprattutto nel vedere come la televisione ingrandisca tutto e ti esponga. Capisci subito di doverti spiegare meglio, di dover essere più pulita fisicamente e nell'approccio. Quando mi sono rivista, con le occhiaie di chi si distruggeva con i turni in panificio, mi ha fatto un po' strano. Durante la prima puntata, poi, il primo impatto emotivo è stato uno shock: un'ora prima dell'esibizione mi era arrivato un messaggio su una tragedia capitata alla sorella di un mio caro amico. Ero molto combattuta; per questo, la prima volta che mi sono vista sul palco, ero visibilmente scossa e provata.

Come ti sei avvicinata alla musica e al rap in particolare?

In realtà, è nato tutto dal bisogno di scaricare le emozioni; ho capito che non c'era altra strada per me. È come se mi si fosse sbloccato qualcosa. Nella mia vita ho sempre cantato, ma non mi era mai passato per la mente di poter cantare le cose scritte direttamente da me.

Hai ricevuto molti complimenti per le tue capacità canore.

Ho scoperto che, mescolando le parole e il canto, si creava un rapporto magico e strano con la musica. A volte, mentre scrivo, mi sembra quasi di non essere in me. Magari scrivo un concetto in modo esagerato, ma poi riascoltandomi a distanza di un anno, ne capisco la profonda verità e quasi mi accorgo che la sto vivendo.

A proposito di Nuova Scena 3, mi racconti un po' il giorno dei provini?

Sono andata lì organizzata per pura passione, cercando di incastrare i turni al lavoro con dei permessi veloci. All'inizio è molto spiazzante: sei in mezzo ad altri concorrenti che sembrano sicurissimi di sé, che padroneggiano la loro immagine e sembrano già conoscere bene l'ambiente e la televisione. Per chi non è abituato, tutto quell'insieme di aspettative, giudici e telecamere che ti mettono in soggezione crea un cocktail micidiale. È una grandissima sorpresa a cui non sei mai perfettamente preparata.

Tu non avevi pubblicato nulla prima di entrare in Nuova Scena: perché?

Non mi sentivo pronta per fare le cose completamente da sola. Sentivo che per un progetto strutturato avessi bisogno di collaborare con più persone e, in qualche modo, non mi ero mai trovata a lavorare con un team consolidato. Partecipare a Nuova Scena mi sembrava un azzardo all'inizio: pensavo di andare lì, essere eliminata subito, e speravo che almeno questo mi avrebbe sbloccata. Invece è andata molto meglio del previsto. Penso di poter lavorare ancora meglio ora, e di riuscire finalmente a fare musica nel modo in cui ho sempre desiderato.

Sei stata tra le concorrenti ad aver raccontato, in modo trasparente, anche la tua vita personale: com'è stato?

A dirti la verità, a un certo punto del percorso mi sono anche spaventata. Entrare in Nuova Scena senza essere conosciuti prima, portando se stessi senza il filtro di un personaggio, mostrandosi veri al 100%, è un grande rischio. È un'altra strategia rispetto a chi si crea un'identità fittizia. La mia crisi è nata proprio dal fatto di essermi messa a nudo; ho dovuto imparare a gestire le critiche, le cose positive e quelle negative, in un modo del tutto nuovo e istintivo.

Questo ti ha permesso di aprirti di più anche musicalmente, con brani rap che si allargassero alle melodie.

Sì, ho cercato di dare fin da subito questa impostazione. Quando mi sono messa in gioco in queste sfide, non mi trovavo granché a portare le solite sedici barre tecniche da gara. Ho voluto portare una scrittura che raccontasse una storia, così che l'esibizione risultasse più profonda, anziché fare la classica hit usa e getta da 15 secondi per i social.

Com'è stato invece il cypher, in cui hai dovuto collaborare con altri artisti in "Explicit"?

Mi sono divertita tantissimo, anche perché adoro fare musica collaborando con altre persone. Avere una visione d'insieme e riuscire a portarla sul palco è bellissimo. Ovviamente, lavorare con altri significa anche scontrarsi con visioni diverse e dover trovare un punto d'incontro.

È difficile affidarsi agli altri per portare avanti una canzone?

In alcune sfide eravamo tante persone coinvolte, e a livello musicale bisognava mettere d'accordo teste diverse. Però siamo riusciti a fare un ottimo lavoro di squadra. Credo che il nostro gruppo sia stato quello che ha discusso di meno.

Invece, riguardo ai momenti di stress puro e di tensione nello show, cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente un problema tecnico che ho avuto sul palco. Non avevo avvertito nessuno pochi secondi prima dell'esibizione, temendo che fermare tutto potesse sembrare una mancanza di rispetto o una scusa davanti ai giudici, quindi ho continuato. Ma la tensione emotiva è stata la cosa più forte. Volevo far capire quanto fossi forte e fragile allo stesso tempo. La sera prima di un'esibizione importante mi sono arrabbiata tantissimo con Leyelty: avevo instaurato un rapporto profondo con lei lì dentro e mi ha detto una frase che, pur non essendo sbagliata in sé, è arrivata nel momento peggiore. E le telecamere ti mettono ancora più in ansia.

E invece l'assenza di Paky durante la serata duetti?

Ero delusa perché sentivo di aver firmato un impegno con me stessa per mettermi in gioco. Ero arrivata fin lì per vedere cosa succedeva, mi ero spesa molto a livello artistico per quella sfida a cui tenevo tanto, e per come si sono evolute le cose ci sono rimasta male.

Qual è stato invece il momento più divertente di questa avventura?

Le notti in albergo! Durante una di queste, alle due o alle tre di notte, come succede spesso nelle camere mentre ognuno stava per i fatti suoi, è scattato l'allarme antincendio. Non si riusciva a capire da quale camera provenisse. C'era questa ansia latente da parte di ognuno di averlo fatto scattare, e alcuni erano anche impauriti. Però, a posteriori, è stata una cosa divertente.

Qual è il consiglio del giudice che ti ha sorpresa di più e che ti è servito maggiormente?

Una critica ricevuta alla prima puntata da Gué mi aveva fatta inizialmente rimanere malissimo. Però mi ha fatto capire delle cose importanti. Mi hanno fatto notare che un talento, se c'è, va anche protetto. Ho capito che dovevo essere un po' più scattante, imparare a difendermi chiudendomi al mondo quando serve, ma allo stesso tempo essere più aperta e sincera nella mia musica.

Qual è l'inedito che ti è piaciuto di più interpretare?

Sicuramente il pezzo più intimo, "Putt***", è quello che mi è più caro. È anche quello che ha un peso maggiore e mi espone a più rischi emotivi, ma per me il valore della musica è proprio lì. Volevo che il mio vero biglietto da visita fosse una cosa presa seriamente.

Un sogno che ti auguri di realizzare dopo il percorso a Nuova Scena.

Il mio sogno è semplicemente quello che sto cercando di costruire adesso: lavorare nella musica. Chiudermi negli studi di registrazione, fare le mie canzoni e vivere di musica.

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