video suggerito
video suggerito

Il significato de I giardini di marzo di Lucio Battisti, in cui Mogol parla dell’infanzia difficile

Pubblicata nel 1972 e inclusa nel suo quinto album “Umanamente uomo: il sogno”, “I giardini di marzo” è senza dubbio una delle canzoni più conosciute e amate di Lucio Battisti, cantante romano che ci ha lasciato tantissimi classici. In questa canzone, scritta da Mogol, il paroliere racconta la sua infanzia difficile.
A cura di Redazione Cultura
64 CONDIVISIONI
Lucio Battisti (LaPresse)
Lucio Battisti (LaPresse)

Alla fine del 1972 nella classifica dei singoli più venduti d'Italia, al quarto posto, finì quello di uno dei cantanti più amati d'Italia, ovvero Lucio Battisti. "I giardini di marzo" è diventata, nel tempo, non solo una delle canzoni più amate del cantante romano, ma uno dei classici della musica italiana, tripudio di quell'accoppiata che per tanti anni e tanti album ha visto assieme Battisti e Mogol, suo paroliere di fiducia e autore anche delle parole di questa canzone che prendono spunto proprio dalla sua vita privata e dalla sua giovinezza. La canzone è inclusa nel quinto album del cantante "Umanamente uomo: il sogno" e contiene altre canzoni diventati classici, come  "E penso a te", "Innocenti evasioni", "Comunque bella".

La vita di Mogol

Il brano ha uno degli incipit più noti del musica italiana, difficilmente qualcuno non conosce quel "Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati. Al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti". E già da queste prime parole si entra nel mood del pezzo, in quello che, racconterà Mogol, era la sua vita, i ricordi d'infanzia, quelli della madre, quei "fiori non ancora appassiti" che il paroliere ha spiegato così: "Mi stupivo che i fiori sui suoi vestiti non fossero ancora appassiti perché li aveva portati così tante volte che era un miracolo che non fossero sciupati".

Sono tutti ricordi, brevi quadri di una vita inizialmente fatta di stenti e poi anche di amori. Mogol racconta un ragazzo timido, che non ha il coraggio di vendere i libri fuori dalla scuola, a differenza dei suoi compagni e costruisce una canzone fatta di piani temporali diversi. Nel ritornello, infatti, si esce dal passato e si torna al presente: "Che anno è, che giorno è, questo è il tempo di vivere con te. Le mie mani, come vedi, non tremano più e ho nell'anima, in fondo all'anima cieli immensi e immenso amore e poi ancora, ancora amore, amor per te" canta Battisti. Mogol, poi spiega anche quel discorso diretto, quel "Ad un tratto dicesti ‘Tu muori. Se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori'" e dice: "Questa è una parte che probabilmente non è stata colta da nessuno e non è molto chiara: ho immaginato una donna che chiede aiuto perché si sta innamorando di un altro ma che contemporaneamente ha bisogno di un supporto per uscire da questa situazione,lei si è confessata lui invece l'ha ignorata per un fatto di orgoglio".

64 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views