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Il paradosso di Lucio Corsi che per vincere il Tenco ha dovuto conquistare il podio a Sanremo

Lucio Corsi ha dovuto aspettare il successo al Festival di Sanremo per portarsi a casa due Targhe Tenco: quasi un paradosso per il cantautore maremmano.
A cura di Francesco Raiola
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Lucio–Corsi–Targhe–Tenco–2025
Lucio–Corsi–Targhe–Tenco–2025

Lucio Corsi ha vinto due Targhe Tenco 2025 per il Miglior album e per la migliore canzone con Volevo essere un duro, l'album che in fondo più gli ha dato soddisfazioni. Il cantautore, quindi, ha dovuto aspettare una decina d'anni e soprattutto la sua partecipazione al Festival di Sanremo per vincere uno dei riconoscimenti più importanti della musica e in particolare del cantautorato italiano. "Sono onorato, grazie mille. Sogno un futuro in cui questa rassegna abbia la stessa visibilità del festival di Sanremo" ha scritto sui social il cantautore maremmano, che ha difeso i colori italiani anche all'Eurovision Song Contest, dove si è classificato quinto.

Volevo essere un duro è stata senza dubbio la sorpresa di Sanremo 2025, una canzone e soprattutto un artista che era giustamente tra i Big – nei cui panni ha poi mostrato di trovarsi benissimo – ma che non aveva ancora avuto un bagno di popolarità più ampia. Corsi è da anni uno dei cantautori più chiacchierati – in senso buono – del Paese, ma spesso il suo nome restava incastrato nelle maglie dei grandi appassionati di musica e di un certo tipo di musica e degli addetti ai lavori, un po' perché la sua musica era ritenuta poco radiofonica, i suoi testi favolistici, esagerati, pieni di animali che parlano, bambini che scompaiono perché volano nel cielo lanciati da un'altalena, finché non è arrivato quel ragazzo che voleva essere un duro, "medaglia d'oro di sputo".

Una canzone che ha sorpreso tutti, così come la sua presenza sul palco – e l'ottima scelta di portare Topo Gigio durante la serata cover -, un alieno al festival, ma un alieno che ha conquistato il Festival. Un inaspettato secondo in classifica, il coronamento, almeno a livello di popolarità, di una carriera lunga, nonostante quel viso da eterno ragazzo che ha confuso molti. E finalmente anche gli addetti ai lavori – che votano al Tenco – che hanno capito che quell'album e quella musica avevano un valore che andava oltre il festival, che in passato è stato spesso motivo di soddisfazione numerica, ma quasi sminuiva l'impatto più "indie" e "cantautorale" (permetteteci questo eccesso di virgolette). Andare al festival è stato visto per anni come sminuente per chi frequentava il panorama musicale alternativo.

Poi sono arrivati artisti come Colapesce e Dimartino, per citare coloro che sono riusciti a unire popolarità e qualità, sdoganando la possibilità di essere stati amati per anni nei circuiti alternativi e diventare anche tormentone estivo, senza perdere una virgola di credibilità. E Lucio Corsi ha sfruttato questo solco, portando sul palco dell'Ariston una canzone che rispecchiava in pieno il suo percorso, con un testo a tratti surreale, con semantica naturalistica e forti tinte di glam rock, insomma quello che chi lo conosceva amava di lui, e ha conquistato un publico di milioni di persone, riuscendo anche a piazzarsi benissimo – e non erano in molti a scommetterci – all'Eurovision. Anni di gavetta e cantautorato indie per poi vincere il Tenco nel momento di massima esposizione: il paradosso Corsi.

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Giornalista dal 2005, sono responsabile dell'Area Musica di Fanpage.it dal 2013. Sono stato tra i fondatori di Agoravox Italia, e ne sono stato direttore dal 2011 al 2013. Ho scritto di musica, tra gli altri, per Freakout Magazine e Valigia Blu e sono stato relatore al Master di I° livello “Scuola di Giornalismo Post Laurea” dell'Università degli Studi di Salerno. Sono stato per diverse edizioni tra i relatori al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia.
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