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I BTS boicottano i Grammy contro la ghettizzazione: “La musica non va divisa per regioni o lingue”

I BTS boicottano i Grammy 2027: la band coreana rifiuta la categoria asiatica e chiede che la musica non venga divisa per lingue.
I BTS durante l'halftime dei Mondiali 2026 – ph Carl Recine:Getty Images
I BTS durante l'halftime dei Mondiali 2026 – ph Carl Recine:Getty Images

I BTS hanno annunciato che non presenteranno candidature ai prossimi Grammy Awards 2027, i principali premi della musica mondiale. La band coreana, che il 20 marzo 2026 ha pubblicato "Arirang" – a tre anni e nove mesi dall'ultima uscita – ha deciso di boicottare i premi. La notizia arriva qualche mese dopo la scelta degli organizzatori di introdurre cinque nuove categorie, compresa una ad hoc per la musica asiatica. Una scelta che evidentemente non ha trovato il favore di una delle band più famose al mondo, capace di cambiare il pop degli ultimi anni, andando oltre la categorizzazione "K-Pop" e introducendo nuove lingue oltre a quella americana (e spagnola) nelle classifiche americane.

I cinque componenti dei BTS, infatti, hanno contemporaneamente pubblicato una dichiarazione in cui spiegano che quest'anno hanno scelto di non presentare album e canzoni alla competizione. Il motivo ha a che fare proprio con questo cambiamento perché sperano che "la musica possa essere ascoltata e apprezzata per quello che è, senza essere divisa da regioni o lingue". Quello che avrebbe dovuto ampliare gli orizzonti della musica mondiale, dando al K-pop una riconoscibilità pari a quella raggiunta dal mercato latino, si è trasformato in un boomerang proprio mentre il genere cresceva ed usciva dai confini locali.

Più che come una vera e propria apertura, infatti, questa scelta è stata vista come una sorta di ghettizzazione. Nonostante l'estrema popolarità che hanno raggiunto in questi anni, infatti, i BTS non possono vantare alcun Grammy nel loro palmares. Non sono bastati miliardi di ascolti, il fatto di essere diventati un fenomeno di costume e la capacità di penetrare in culture diverse dalle loro, riuscendo a posizionare le loro canzoni anche all'interno delle classifiche americane – storicamente un mercato autoctono – per conquistare un premio. In compenso hanno avuto cinque nomination, diventando la prima band coreana a riuscirci.  L'agenzia dei BTS, HYBE ha specificato che non si tratta di un boicottaggio a livello aziendale e un funzionario ha aggiunto che "Se altri artisti della nostra agenzia desiderano inviare candidature, intendiamo procedere con le presentazioni come previsto"

La Best Asian Pop Music Performance premierà le migliori interpretazioni di musica pop asiatica provenienti dai – o ampiamente riconosciute nei – mercati asiatici "che utilizzino in modo significativo una o più lingue asiatiche", come si legge sul sito dei Grammy. La loro partecipazione era particolarmente attesa perché, con l'uscita del nuovo album e il successo negli USA del singolo "Swim", la band avrebbe potuto aggiudicarsi per la prima volta il premio in una delle categorie principali.

In Corea alcuni hanno letto questa scelta come una decisione che penalizzerebbe proprio la band. Paradossalmente, infatti, l'album non avrebbe potuto partecipare alla categoria asiatica perché il regolamento prevede che la gran parte del testo sia in lingua asiatica. La maggior parte dei testi di Arirang, infatti, sono cantati in inglese rendendo impossibile la candidatura in quella categoria. Una scelta che rischia di escludere altre band k-pop dalla vittoria delle categorie principali, ovvero Registrazione dell'anno, Album dell'anno, Canzone dell'anno, Miglior nuovo artista, a cui si aggiungono Produttore non classico, Compositore non classico.

Insomma, i BTS rischierebbero di tornare a casa ancora una volta a bocca asciutta, vista anche l'enorme concorrenza che c'è ogni anno. Nonostante la band coreana sia riuscita a costruire attorno a sé un mondo musicale che è riuscita a coinvolgere fan di tutto il mondo, dall'Italia agli Stati Uniti, mescolando pop e tradizione locale – avviandosi sempre più verso una versione più internazionale, anche grazie alle collaborazioni – e mescolando i linguaggi, questo non è bastato per regalargli uno dei riconoscimenti più ambiti dagli artisti di tutto il mondo. Restano, comunque i miliardi di stream e le milioni di persone che riempiono ogni tour, e per aver portato un pezzo della cultura del loro Paese in tutto il mondo, contribuendo a espandere la cosiddetta hallyu, l'onda culturale coreana che ha portato sempre più persone ad avvicinarsi alla Corea del Sud.

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