Ha tutta l'aria dell'ennesima provocazione il convegno organizzato a Bergamo dal titolo "Da Barbiana a Bibbiano" da gruppi e associazioni pro-life, ultraconservatori cattolici e ambienti attribuibili a vario titolo alla galassia della destra che vede nella Lega il principale riferimento sulla scena politica in questo momento e in Papa Bergoglio il principale oppositore in ambito clericale. Soprattutto per quell'accostamento, nella locandina che pubblicizza l'evento, previsto per il prossimo 30 novembre, in cui si propone da una parte la foto di don Lorenzo Milani con uno dei ragazzi della Scuola di Barbiana, dall’altra tre volti con la scritta "Angeli e demoni", nel mezzo a grandi caratteri il titolo dell’appuntamento: ‘Da Barbiana a Bibbiano'. Motivo per cui è già insorta la comunità clericale, in particolare l'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, che ieri a Radio Toscana ha commentato con amarezza l'incredibile accostamento:

Non si può pertanto accettare che la figura di don Lorenzo Milani, servitore esemplare del Vangelo e testimone di Cristo, sia strumentalizzata o peggio offesa, accostando l’esperienza di Barbiana a vicende neppure lontanamente accostabili. Si tratta dell’ennesima distorsione e travisamento che da varie e diverse parti, in maniera ricorrente nel corso dei decenni, è stata fatta e continua ad essere fatta del pensiero e dell’azione di questo nostro sacerdote.

I temi e i relatori del convegno "Da Barbiana a Bibbiano"

Tra i temi che saranno affrontati: ‘L’attacco alla famiglia: dal ‘donmilanismo' allo scandalo del Forteto', ‘Dal Forteto a Bibbiano: la responsabilità delle amministrazioni'; ‘Bibbiano: i fabbricanti di mostri'. Tra i relatori era previsto l'intervento del senatore Pillon, della Lega, responsabile della commissione Infanzia in Parlamento, che ha però fatto retromarcia e ha annunciato: "Non ci sarà il 30 a Bergamo".

Don Milani, la Scuola di Barbiana e gli esclusi

“Un ospedale che cura i sani e respinge i malati”: questa era, secondo Don Milani, la fisionomia che la scuola pubblica aveva assunto negli anni. Questione che, ancora oggi, si pone fortissima rispetto al nostro Paese. Una scuola classista che valutava allo stesso modo i figli dei ricchi e dei poveri senza tener conto dei vissuti di ciascuno di loro, e che era gradualmente divenuta incapace di preparare i ragazzi ad affrontare il domani. Morto il 26 giugno del 1967, a Firenze, Don Lorenzo Milani è stato un personaggio definito più volte “scomodo” perché schierato a favore delle classi più povere pur provenendo da una ricca famiglia, e perché aveva scelto di essere insegnante di vita prima di poter diventare pastore di anime. La sua “ribellione” a quel sistema sociale escludente e classista di cui, fin dalle prime lettere e i primi scritti, denuncia il meccanismo perverso, si esemplifica nella bellissima “Lettera ad una professoressa”, scritta insieme ai suoi alunni pochi mesi prima di morire e il cui insegnamento non cessa di essere fondamentale.