diego fusaro
in foto: Uno scatto di Diego Fusaro durante il Festival della Filosofia di Modena.

I lavori saggistici di Diego Fusaro, come "Il Futuro è nostro", "Antonio Gramsci. La passione di essere nel mondo", hanno suscitato un forte interesse culturale, attraverso conferenze e dibattiti, così come la sua persona ha assunto un ruolo illuminate insieme ad un crescente successo mediatico. Oltre ad essere uno scrittore, in qualità di ricercatore in Filosofia della Storia, insegna all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. A un passo dalla sua partenza per Harvard, ci ha rilasciato questa intervista su temi scottanti, oggi purtroppo mistificati da un'informazione incompleta, dai diritti sociali alla mercificazione, dal trionfo capitalistico alla perdita dell'identità.

L'INTERVISTA

Qual è attualmente il tuo più grande progetto e come credi si possa rendere fruibile a tutti una disciplina elitaria come la filosofia, così selettiva per la sua stessa complessità?

Il mio progetto principale è portare avanti la tradizione filosofica dei Greci e dell'Idealismo classico tedesco nel tentativo di apprendere e interpretare le contraddizioni del nostro presente utilizzando la grande filosofia classica elaborando un pensiero ontologico attuale. La filosofia è accessibile a tutti: sono convinto non che si debba abbassare il contenuto per renderlo fruibile bensì cercare di tenere alto il livello per stimolare anche i non addetti ai lavori, ben sapendo che tutti sono potenzialmente filosofi. Quindi chiunque voglia leggere i miei lavori lo può fare sapendo che sono testi di filosofia e quindi richiedono un certo sforzo del concetto.

Parliamo di ‘identità', un valore che ti sta molto a cuore, che negli ultimi tempi riprendi particolarmente, a tal punto da apparire tradizionalista. Per essere un ragazzo nato nell"83, seppur già insegni Filosofia della Storia, e avendo un ruolo di rilevanza nell'ambiente accademico, le tue tesi sulla famiglia sono risultate per qualcuno anacronistiche. Cosa ci tieni a precisare in merito?

Risulto tradizionalista perché c'è un pensiero unico onnipervasivo per cui chiunque parli di identità è un fanatico tradizionalista oltranzista e cattolico. Non sono nulla di tutto questo, penso che l'identità sia la base per reagire a questa moderna insensatezza divenuta mondo. Oggi domina il nuovo profilo dell'uomo senza identità, stanno cercando in tutti i modi di creare il profilo del nuovo individuo sradicato, deterritorializzato, precario, flessibile e quindi senza capacità critica, senza radici culturali solide, senza spessore culturale che sappia opporsi alle dinamiche del mercato e del profitto per cui l'uomo diventa del tutto manipolabile.

Sarebbe forse più semplice ricercare la forza dell'identità nella nostra stessa natura…

Si nega l'idea stessa di una natura umana violata e ciò permette il sorgere di lotte e rivolte, come dice Camus ne "L'uomo in rivolta", l'idea di natura umana è sempre stata il fondamento delle rivoluzioni e delle ribellioni contro il potere in nome di una natura umana offesa. Se togli la natura umana e imponi il profilo dell'uomo senza identità allora esso diventa infinitamente manipolabile, da qui la possibilità di indicare una natura umana offesa e mortificata.

Qual è la più forte denuncia che senti di esternare verso le politiche attuali europee e verso l'atteggiamento remissivo nei confronti di esse?

Ci danno i diritti civili e intanto uccidono il lavoro. Oggi abbiamo completamente perso di vista la dimensione del lavoro e dei diritti sociali, il conflitto fra servo e signore esiste ancora nell'epoca post 1989 ma è un conflitto gestito solo dall'élite oligarchica e neofeudale che si sta riprendendo tutto, i diritti sociali conquistati nel tempo, i diritti del lavoro. Il servo è un polo puramente passivo che lotta solo per i diritti civili abbandonando i diritti sociali, quindi conduce lotte di per sé anche nobili ma che mancano di una portata conflittuale autentica, oppositiva rispetto all'ordine economico totalitario e al fanatismo finanziario.

La nostra generazione, quella dei trentenni, sembra non reagire, sembra crollare nella più stantia rassegnazione, cosa senti di criticare dell'approccio giovanile verso la costruzione del proprio futuro?

A mio modesto modo di vedere, la nostra generazione deve destare speranza e insieme critica, speranza perché è auspicabile che essa si risvegli e torni a vivere di prospettiva e di futuro, attraverso la progettazione di un avvenire alternativo e libero da questa logica reificante del tecno-capitalismo globale. La generazione giovane vive naturalmente di prospettive di futuro, oggi il capitale trionfante mira a privare l'uomo di identità rendendolo disincantato, senza utopia e senza progetti, un puro atomo isolato che vive nel presente e nel futuro è assente. Quello che mi induce a criticare la nostra generazione è che essa è precipitata in una specie di conformismo senza slanci e un egoismo aprospettico che porta l'individuo a vivere isolato, proprio come in metro, ciascuno come un atomo chiuso in se stesso, con l'i- Phone in mano, e quindi vige la rassegnazione passiva di ciò che è. Invece la filosofia dovrebbe risvegliare la rivolta latente nella società e indurre i giovani a non accettare ciò che è semplicemente perché è, spezzando la mistica della necessità come adesione cadaverica e irriflessa alla legge delle cose e ai puri rapporti di forza.

Da dove credi debba ripartire l'Italia per riedificare la stabilità del sistema economico e per garantire la prospettiva del futuro alla nostra ma anche alle successive generazioni?

La politica italiana deve anzitutto riscoprire il fondamento di controllo dell'economia riscoprendo il nesso della comunità e della democrazia. Oggi non può esserci democrazia senza stato nazionale sovrano come ci insegna la vicenda della Grecia se togli lo stato nazionale sovrano togli anche la democrazia e lasci il potere invisibile delle banche.

A proposito di identità, in molte occasioni hai ribadito di come la famiglia sia particolarmente sotto attacco dal sistema capitalistico proprio attraverso il pretesto delle lotte civili…

La famiglia è oggi sotto attacco e oggetto di un'offensiva continuo perché oggi rappresenta il luogo della stabilità etica borghese e dell'eticità in senso hegeliano che significa stabilità dei sentimenti e degli affetti. Il capitalismo flessibile e precario deve disgregare sia la stabilità lavorativa ma anche quella familiare, scolastica e formativa, sia deve disgregare tutte quelle comunità etiche che non coincidono con l'individuo assoluto e consumatore tipico del capitalismo avanzato. La famiglia è una comunità composta da individui che si relazionano secondo una logica altra rispetto a quella del ‘do ut des' e quindi, in quanto tale, oggi odiata dal capitale che vuole vedere solo individui atomici senza identità, senza legame sociale, che semplicemente si relazionano secondo la logica del consumo e che sono essi stessi merci che si vendono. La vendita della forza lavoro precaria e flessibile del quarto stato migrante dei giovani.

Stiamo diventati un prodotto, la mercificazione di noi stessi, in quella ‘chiusura dell'universo di discorso' che aveva individuato bene Marcuse ai tempi della Scuola di Francoforte. Cos'è per te la più alta forma di mercificazione? In particolare quella biologica che sta divenendo a livello sociale sempre più ingestibile attraverso il dilagare del fenomeno ‘utero in affitto'…

Sussiste sempre più una concezione dei figli come articoli in vendita e non come esseri umani e sempre più la persona diventa una merce. Nella società futura la maternità sarà demandata alle donne delle origini sociali più basse che per andare avanti saranno costrette a dare alla luce i figli delle coppie gay o etero di alto profilo economico, di classi superiori che non dovranno nemmeno più avere la fatica della maternità e i figli saranno articoli in vendita, mercificazione integrale per dirla con Marx, onni-mercificazione come sostiene Latouche.