Chiara Francini
in foto: Chiara Francini

"Per me è un ritorno alle origini, il teatro di ricerca fa parte del mio percorso dagli inizi, tornarci adesso è un po' come un cerchio che si chiude. O che si apre…". Si muove a suo agio, Chiara Francini – attrice, scrittrice, conduttrice televisiva ed editorialista – nei territori selvaggi e carnalissimi delle trentanove lettere che Ofelia scambia con Amleto. Epistolario che muovendo dall'Amleto di William Shakespeare compone la drammaturgia de ‘L'amore segreto di Ofelia‘ scritta da Steven Berkoff, che andò in scena per la prima volta al King's Head Theatre di Londra nel 2001. E che il prossimo 21 agosto torna nell'adattamento e per la regia di Fanny & Alexander al Teatro La Versiliana di Marina di Pietrasanta. Prima data di un trittico che vedrà la mise-en-scène il giorno dopo alla Fortezza Santa Barbara di Pistoia e il 16 settembre al Teatro Romano di Verona.

Come l'autore di questa pièce originale, carnale e ricca di doppi sensi, Francini da tempo esplora i diversi ambiti del mondo dello spettacolo e della cultura, creando un percorso originale e libero dagli schemi, dai social network ai romanzi, passando per il lavoro di editorialista a La Stampa. "Sono soddisfatta del mio percorso in questo momento – rivela – mostrare le mie sfumature, senza sovrastrutture, mi permette di avvicinarmi alle persone in maniera più intima ed empatica". Al grande pubblico il suo volto è noto per i ruoli in Tv, in veste di conduttrice o attrice in diverse fortunate fiction Rai, come l'ultima ‘Non dirlo al mio capo‘, tuttavia non dimentica il passato di attrice formatasi nei teatri dove si fa sperimentazione, come alla Limonaia di Sesto Fiorentino: "Oggi sto su Instagram, ma vengo da lì, dal teatro sperimentale" mormora con l'accento toscano che, a dispetto della sua apparente bonarietà, è l'affilato strumento di riflessioni che portano lontano, in una zona libera, dove l'arte è fatta di interferenze, sconfinamenti, ma anche disciplina e rigore. "Passo tutto il giorno a scrivere, è un'estate strana da questo punto di vista, ma scrivere mi aiuta a tenere il baricentro, è divertente…"

Come è stato lavorare con con Fanny & Alexander, la geniale compagnia teatrale fondata da Chiara Lagani e Luigi De Angelis? Su questo Francini non fa alcuna retorica, né abuso dell'etichetta di teatro di nicchia. D'altronde, di recente si è misurata in un terreno simile al cinema prendendo parte al cast di ‘Martin Eden' di Pietro Marcello: "Fanny & Alexander hanno creato uno spettacolo geniale, che dialoga col tempo che stiamo vivendo – dice – L'amore segreto di Ofelia di Berkoff è l'epistolario a cui Shakespeare in Amleto accenna soltanto, ed è se ci pensi il luogo per eccellenza del distanziamento. Il più crudele dei lockdown è l'amore? "È il luogo fisico e mentale in cui sono costretti a vivere Amleto e Ofelia – continua la conduttrice di ‘Love me, stranger‘ – Nella messa in scena che con Andrea Argentieri portiamo in palcoscenico ci sono due attori che provano uno spettacolo basato proprio sulle lettere segrete che i due personaggi shakesperiani si scambiano. Ma il gioco di amorosi sensi nel metateatro travalica e via via lo scambio a distanza diventa qualcos'altro: un percorso in cui ad amarsi non sono più Ofelia e Amleto personaggi, ma i personaggi degli attori che interpretiamo. Il tutto arricchito da una rappresentazione dove tra video, musica e testo, il meccanismo dell'eterodirezione di Chiara Lagani, mi consente di mostrare quel lato intimo ed empatico a cui accennavo prima…"

Per un'attrice abituata a muoversi tra codici espressivi diversi, il modo di lavorare di Fanny & Alexander, per cui il testo è "scritto" da ogni aspetto del lavoro drammaturgico, dalle luci ai costumi, dalle parole all’impianto visivo ai gesti, deve essere stato stimolante. Quanto la tua attività di scrittrice, come nell'ultimo ‘Un anno felice' (Rizzoli, 2019), ti è stato d'aiuto e viceversa in scena? "La scrittura – sorride Chiara Francini – mi ha consentito di raggiungere un filo di coerenza di cervello ed avere una chiarezza di vedute che prima mi mancava. Oggi mi sento molto più coerente con me stessa, ho capito che mi interessa legarmi a progetti che mi nutrono, a qualcosa che rappresenti un'evoluzione. Credo stia in questa ricerca della sincerità quel quid che il pubblico riconosce e apprezza nel mio lavoro…" A proposito di apprezzamenti, anche sui social, sei molto attiva e seguita… "Esiste un filo rosso nel messaggio che arriva da diversi aspetti del mio lavoro e che questo spettacolo riunisce in sé ed è un messaggio di condivisione dell'esperienza artistica. Detesto la figura dell'intellettuale sull'eremo, penso sia sempre più necessario il dialogo, progredire insieme alla comunità di cui facciamo parte. D'altronde, che l'arte debba farsi oggi attraverso la condivisione ce lo ha chiaramente detto anche ciò che è accaduto durante il lockdown."

Cioè? "Il fatto che io me ne restassi buona a casa mia, a Roma, è servito a salvare qualcuno a Canicattì (e viceversa, naturalmente) che vive a centinaia di chilometri di distanza e che non conosco. È questo senso di appartenenza a una comunità, a un destino comune, che le professioni intellettuali oggi dovrebbero imitare. Senza perdere di vista che siamo una comunità proprio in ragione delle nostre infinite diversità, tasselli di un puzzle tutti necessari. Come scriveva Sandro Penna, poeta amatissimo: Felice chi è diverso, essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso, essendo egli comune…"