fonte: Getty Images
in foto: fonte: Getty Images

L'eccezione del nascente governo Conte Bis a maggioranza M5S e Pd è lui: Dario Franceschini, big dei Democratici, gran tessitore dell'alleanza giallorossa in queste settimane, ma soprattutto ex titolare del dicastero culturale sia nel governo a guida Matteo Renzi sia in quello retto da Paolo Gentiloni. Non prettamente un uomo nuovo, ma un consolidato ed esperto uomo politico, che negli anni in cui ha retto il Mibact (con lui la delega al turismo rientra al dicastero dei beni e delle attività culturali) si è contraddistinto per la riforma dei musei italiani (poi a sua volta riformata dall'uscente Alberto Bonisoli), la nomina dei nuovi direttori, le domeniche gratis e, più in generale, per una decisa attenzione all'idea di valorizzazione dei beni culturali italiani. Il che non sempre gli ha attirato le simpatie di alcuni esperti del mondo dell'arte e membri dell'Accademia.

Chi è Dario Franceschini, il più esperto tra i ministri

Nato a Ferrara, in Emilia Romagna, nel 1958, figlio di un partigiano, Dario Franceschini è un avvocato civilista. Pratica la politica sin da giovane, si iscrive alla DC e proprio tra le file della Democrazia Cristiana viene eletto nel 1980 consigliere comunale di Ferrara. Da qui la lunga ascesa di una più che quarantennale carriera politica. Tra il 1997 ed il 1999 è stato vicesegretario nazionale del Partito Popolare Italiano. Entra nel secondo Governo D'Alema come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle riforme istituzionali, stesso ruolo che avrà nel governo a guida di Giuliano Amato. Nel 2001 è deputato con l'Ulivo, stessa sorte che avrà nel 2006, dove diventa presidente del gruppo parlamentare dell'Ulivo alla Camera. Nel 2007 è vicesegretario del Partito Democratico Walter Veltroni. Proverà a prendere lo scettro del partito, provando a spostare al centro l'asse del partito, ma non ci riuscirà nel 2009, quando sarà sconfitto da Bersani alle primarie del partito. Dopodiché la seconda vita politica da ministro ai beni e alle attività culturali. Che lo rende oggi, nel nuovo Governo Conte, il più esperto tra i ministri.

La Riforma Franceschini nel post Bonisoli

Ruolo in cui, negli anni scorsi, lo ha reso molto popolare. Soprattutto per i risultati mostrati dai direttori nominati in seguito alla Riforma Franceschini, ma anche diverse critiche, soprattutto dal mondo degli esperti, dagli accademici e, in generale, degli storici dell'arte, che considerano il ruolo di tutela del nostro patrimonio culturale prioritario rispetto a quello di valorizzazione. In poche parole: per i puristi dei beni culturali, la visione manageriale e orientata al profitto turistico dei direttori nominati all'epoca da Dario Franceschini, è una visione da combattere. Dall'altro lato, invece, quegli stessi sventolano dati numerici oggettivi, tra biglietti emessi e incassi, segno di una rinata visione di successo. Bisognerà vedere cosa accadrà adesso. Con una nuova maggioranza e la necessità di integrare in questa visione elementi oggettivamente dissonanti come quelli messi a punto nella riorganizzazione ministeriale di Alberto Bonisoli.