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Assistere alla primavera di Luca Carboni alla fine dell’estate: la sua musica è un inno alla vita

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Luca Carboni in concerto - ph Roberto Panucci - Corbis:Corbis via Getty Images
Dal concerto di Caserta alla sua poetica: Luca Carboni ha trasformato il quotidiano, la malinconia e la leggerezza in una forma unica di pop, senza mai perdere uno sguardo critico sulla società.

Che emozione vedere Luca Carboni sul palco di Caserta, con la Reggia alle nostre spalle, a cantare brani che sono un pezzo importante del canzoniere musicale italiano. Le ascolti in fila e pensi a quanti capolavori ha infilato il cantautore bolognese. Sebbene sia meno citato di quanto meriterebbe, Carboni ha scritto un pezzo importante dell'impalcatura pop del paese. La testimonianza sta nel titolo di questo tour che ha attraversato tutta l'estate e ormai si avvia verso la fine: sono tantissimi quelli che sanno a chi e cosa fa riferimento quel "Rio Ari O", che segnò forse una delle più belle prime tracce di un album d'esordio della musica italiana.

Parliamo, ovviamente, di "Ci stiamo sbagliando", prima traccia del suo album d'esordio, "…intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film", un titolo che non poteva non indicare che qualcosa di grande stava succedendo. A Caserta il meteo prevedeva pioggia, ma per una buona metà a parte poche gocce ha resistito, per il resto, quando l'intensità è aumentata, è diventata parte della scenografia di questa serata. Migliaia di persone, bagnate e felici, che hanno abbracciato un Carboni che ha fatto della propria fragilità, anche vocale, una forza. Un timbro unico, che si arrampica fino a dove può, e dove non riesce viene sorretto dai fan. Una scaletta killer, poi, ha fatto il resto.

È impressionante ascoltare in fila canzoni come "Primavera", "Sto pensando", "Fragole buone buone", "Sarà un uomo", "La mia città", "Inno nazionale", "Le ragazze", "Farfallina", "Silvia lo sai", "Mare mare", giù fino a "Ci vuole un fisico bestiale". Una sequela di standard della musica italiano: prima dicevamo che è meno citato di quanto meriterebbe. Però se si chiedesse alla generazione pop che ha costruito il nuovo mainstream se il cantautore faccia parte del loro pantheon, probabilmente la risposta sarebbe positiva. Ma si può fare di più, per citare un altro classico. Forse è proprio questo il punto: abbiamo ascoltato queste canzoni così tanto da dare per scontato quanto siano importanti.

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Luca Carboni in concerto con i suoi disegni alle spalle – Roberto Panucci – Corbis:Corbis via Getty Images

Con i suoi versi e le sue strofe, Carboni ha costruito un vero e proprio immaginario. Ha reso affascinante il quotidiano, ha messo la gioventù al primo posto, non ha mai perso d'occhio una certa visione critica della società, uno sguardo politico sul presente ("C'è un nero che chiede aiuto, dove sarà questa città. È sparita senza pietà, c'ha troppi muri la mia città. Ma guarda che civiltà la mia città, con mille sbarre alle finestre, guardie giurate, porte blindate"), ma è riuscito a rendere il tutto intellegibile a una vasta platea di persone, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni, raccontandone amori e disperazioni. E poi ha melodie e versi che sono un mattone della nostra storia musicale e una leggerezza che ammanta tutto di nostalgia: "È primavera e mi prende un bisogno di leggerezza e di pesanti passioni e un sentimento indefinibile al tramonto" canta in "Primavera".

E questa canzone è forse la più importante di tutte, come ha spiegato lui stesso dal palco. Dopo la malattia – un tumore polmonare -, infatti, il cantante non sapeva se sarebbe tornato sul palco e questa canzone ha assunto un significato speciale: "Mi ero ripromesso che se fossi riuscito a tornare sul palco a fare i concerti, qualunque stagione fosse, avrei cominciato cantando Primavera, come ho fatto questa sera – dice emozionando il pubblico -. Perché rappresenta la rinascita, la bellezza di scoprire che si può essere nuovi e che si può nascere un'altra volta, comunque, indipendentemente dalle cose difficili o brutte, ma in generale, nel senso più ampio".

Le canzoni di Luca Carboni ci portano al mare, fanno lo stesso effetto che fa guardare le foto di Luigi Ghirri. Entrambi, con la loro arte, sottraggono elementi quotidiani alla banalità del presente. Forse è proprio questa la grandezza del cantautore: permeare il quotidiano di una malinconia serena, gioiosa, spararla in direzione di un prisma e vedere il risultato, quei mille lampi colorati che sono le sue canzoni.

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Giornalista dal 2005, sono responsabile dell'Area Musica di Fanpage.it dal 2013. Sono stato tra i fondatori di Agoravox Italia, e ne sono stato direttore dal 2011 al 2013. Ho scritto di musica, tra gli altri, per Freakout Magazine e Valigia Blu e sono stato relatore al Master di I° livello “Scuola di Giornalismo Post Laurea” dell'Università degli Studi di Salerno. Sono stato per diverse edizioni tra i relatori al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia.
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