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10 Aprile 2013
18:38

Addio a Paolo Soleri, architetto della città ideale

Paolo Soleri, architetto e urbanista torinese, allievo di Frank Lloyd Wright, da più di sessant’anni viveva e progettava nel deserto dell’Arizona il prototipo della ‘città perfetta’, Arcosanti.
A cura di Clara Salzano
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È morto ieri a 93 anni il visionario architetto di Arcosanti: la ‘città esperimento', ecologica, che si colloca lungo l'autostrada che collega Phoenix al Grand Canyon negli USA, e che è stata descritta dalla rivista Newsweek come «…il più importante esperimento urbanistico intrapreso durante la nostra esistenza.»

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Paolo Soleri, costruttore, artista, scrittore, teorico, Leone d'oro alla carriera alla Biennale Architettura di Venezia del 2000, lascia in eredità all’architettura un pensiero radicale e dialogico. È stato l’anima di quel prototipo di città ideale scaturita dai principi dell’arcologia, fusione perfetta di architettura e ecologia, come unico modo di intendere la vita umana sulla terra: un ideale che attira migliaia di visitatori l'anno, tra studenti e semplici curiosi affascinati dalla possibilità di universo metropolitano nel cuore del deserto, ancora in funzione e in espansione (http://www.arcosanti.org/).

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La metropoli ‘arcologica’ di Soleri, riscaldata e raffrescata dalla natura, super-densa per preservare il territorio, priva di automobili, ottimizzata nei percorsi e nelle isole produttive, gestionali, abitative, ha riempito libri, mostre, convegni. Generazioni di studenti hanno lavorato nel villaggio-laboratorio di Arcosanti, studiando la sua filosofia e costruendo con le loro mani prototipi di edifici essenziali, case super-ecologiche, piazze, agorà e innumerevoli manufatti artistici.

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Ma la storia di Soleri inizia a Torino, dove nasce nel 1919, e dove si laurea in architettura al Politecnico nel 1946. Subito dopo la laurea, si trasferisce negli Stati Uniti ed è qui che conosce e frequenta Frank Lloyd Wright: per due anni lavorerà nel suo studio a Taliesin ma, a causa della sostanziale divergenza rispetto alle concezioni urbanistiche, è costretto a lasciarlo. Del periodo in cui collabora con Wright resta solo il progetto per un ponte oggi in esposizione al Moma. Torna in Italia nel 1950 e progetta la sorprendente fabbrica di ceramiche Solimene a Vietri sul Mare: un’architettura che guarda al sogno mettendo insieme la lezione di Wright con la passione per Gaudì e con l’esperienza degli artigiani locali della ceramica.

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Ritornato negli Stati Uniti nel 1955, fonda prima la Cosanti Foundation, scuola cantiere autofinanziata in collaborazione con l’Università, e nel 1970 Arcosanti. Altri suoi importanti progetti realizzati sono stati la Dome House a Cave Creek, Arizona (1949); il Santa Fe Amphitheater a Santa Fe, Nuovo Messico (1966); il Glendale Community College Amphitheater in Arizona (1996), oltre le sue ultime creazioni all’interno di Arcosanti.

“Dobbiamo creare ciò di cui la società ha bisogno, non quello di cui l'individuo crede di avere necessità.”
Paolo Soleri
Il tema del suo ultimo progetto, una serie di collage dal titolo "Ieri e oggi", è la giustapposizione delle sue forme ad illustrazioni di vita dell'antichità. In questo progetto Paolo Soleri ha tentato di catturare l'idea fondamentale per la quale stiamo costantemente costruendo sul passato, sul lavoro di innumerevoli generazioni che ci hanno preceduto sulla terra.

Paolo Soleri ha passato una vita a indagare come l'architettura, in particolare l'architettura della città, potrebbe sostenere le innumerevoli possibilità di aspirazione umana. Il suo prototipo di città per 5.000 abitanti, fondato a 65 km a nord di Phoenix, concentra le funzioni dell'abitare evitando la proliferazione di periferie e lasciando al verde la maggiore estensione del territorio. «Per popolazioni che sussistono con 1 o 2 dollari al giorno, il ‘bisogno' ha un significato profondamente diverso dalla cultura americana per cui una persona è e si sente povera con ‘solo' 30 dollari al giorno. Il consumismo americano si sta identificando con il materialismo, la cui natura è di essere senza limiti. Per 7 miliardi di persone questa arroganza è letale», spiegava Soleri. Un città sostenibile, dunque, prima che sull'architettura, si costruisce sulle scelte di vita.

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