È una vera e propria crisi diplomatica quella tra Italia e Francia, con la decisione di Parigi di richiamare il suo ambasciatore a Roma. Ma il governo italiano cerca di minimizzare, a partire dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dai suoi vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Conte assicura che il rapporto è antico e “non può essere messo in discussione”. Parlando da Beirut, spiega di non aver sentito Macron e ribadisce che, a suo parere, il rapporto tra i due Paesi non è compromesso: “C’è un rapporto così antico tra i due paesi che qualsiasi passaggio, anche istituzionale diciamo un po' vivace, confido possa essere presto superato”. Conte, inoltre, difende Di Maio che avrebbe incontrato i gilet gialli in quanto “capo politico del M5s”.

Tenta di minimizzare anche Di Maio, che interviene con un post su Facebook: “Il popolo francese è nostro amico e nostro alleato. Il presidente Macron si è più volte scagliato contro il governo italiano per motivi politici in vista delle europee. Questo non ha mai intaccato il sentimento di amicizia che lega i nostri Paesi e mai lo farà”. Il vicepresidente del Consiglio assicura che l’incontro con una parte dei gilet gialli è avvenuto in qualità di capo politico del M5s e rivendica la sua piena legittimità: “Rivendico il diritto di dialogare con altre forze politiche che rappresentano il popolo francese”.

Per Di Maio quell’incontro “non rappresenta una provocazione nei confronti del governo francese attuale, ma un importante incontro con una forza politica con cui condividiamo tante rivendicazioni a partire dall'esigenza della democrazia diretta per dare maggiori poteri ai cittadini”. Il vicepresidente del Consiglio elenca poi una serie di temi in cui la collaborazione tra i due Paesi è necessaria: “Il dialogo e la collaborazione su tutti questi temi con il governo francese è sempre massimo e siamo disponibili a incontri al più alto livello con il governo francese per trovare soluzioni a queste problematiche”.

Usa toni rassicuranti anche Matteo Salvini: “Non vogliamo litigare con nessuno e non siamo interessati alle polemiche: siamo persone concrete e difendiamo gli interessi degli Italiani. Disponibilissimi a incontrare il presidente Macron e il governo francese, sederci a un tavolo e affrontare, per quanto riguarda le mie competenze, tre questioni fondamentali”, riguardanti i respingimenti alle frontiere, l’estradizione dei terroristi italiani e i lavoratori che passano quotidianamente le frontiere francesi.

Meno morbida la risposta di Alessandro Di Battista: “Più che richiamare in patria l’ambasciatore francese in Italia, suggerisco al presidente Macron di richiamare in Francia quei dirigenti francesi che dettano ancora legge nelle banche centrali africane. Oggi, in Italia, qualche nemico della patria si scandalizza per le battaglie che stiamo facendo. Badate bene sono quelli che nel 2011 si calarono le braghe quando Sarkozy propose l’intervento armato in Libia. Se ci fossero stati allora politici con la schiena dritta l’Italia non avrebbe dovuto affrontare da sola anni di imponenti flussi migratori e la Libia probabilmente non sarebbe l’inferno che è adesso. E su molte di queste cose concorda la stragrande maggioranza del popolo francese”.