Viktor Orban (Gettyimages)
in foto: Viktor Orban (Gettyimages)

“La politica è una battaglia…Se mi trovo in un campo con una spada in mano e tre persone mi attaccano, non posso iniziare a discutere o moralizzare; c'è una sola cosa da fare: massacrarli tutti e tre”. E’ così che nel 2015 Viktor Orban spiegava la sua idea di politica davanti ad un gruppo di studenti a Budapest. Ma chi è il primo ministro ungherese amico del ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini?

Nato il 31 maggio del 1963 a Székesfehérvár, Orban comincia a fare politica giovanissimo. Nel 1987, a 14 anni, è segretario dell'organizzazione giovanile comunista. Ma le sue idee, come dichiarò in un’intervista, sono radicalmente cambiate durante il servizio militare. Nel 1988 fonda Fidesz (acronimo di Alleanza dei Giovani Democratici), un partito con spiccata impronta anti-comunista. Nel 1994 diventa leader della destra, con cui vince le elezioni del 1998. Durante il suo primo mandato ha portato avanti un programma basato su liberalizzazioni e maggiore integrazione dell’Ungheria nell'Unione europea. Con lui al governo, Budapest è entrata nella Nato. Conserva il potere fino al 2002 quando viene battuto dai socialisti. Orban, però, non esce di scena: riorganizza il partito e inizia una nuova scalata al potere. Sarà nel 2010 quando diventa di nuovo premier. Forte di una maggioranza politica dei due terzi, il suo governo introduce profonde modifiche alla costituzione ungherese, rafforzando i poteri dell’esecutivo e attirandosi da più parti accuse di autoritarismo. Nell'aprile 2018 vince il suo terzo mandato consecutivo e il suo partito conquista oltre il 50% dei consensi. Viktor Orban è il secondo leader più longevo dell’Unione europea dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ma a renderlo una figura famosa e discussa sono le sue posizioni nazionaliste e contrarie all'immigrazione. E’ stato uno dei primi leader europei a dire "no" al meccanismo di ricollocamento dei migranti sposando invece l'idea del blocco navale. Da allora è diventato il punto di riferimento del gruppo di Visegrad, un'alleanza culturale e politica di quattro paesi dell'Europa centrale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria). Orban è un modello anche per tutti i populisti europei che, come lui, appoggiano la “linea dura” sulla questione migranti. Dal 2015, il governo di Viktor Orban si è impegnato in una virulenta campagna contro migranti e richiedenti asilo, compresi gli sforzi per demonizzare le organizzazioni che forniscono assistenza legale e umanitaria a questi gruppi. Non a caso, uno dei nemici di Viktor Orban durante l’ultima campagna elettorale 2018 è stato il magnate George Soros il filantropo ungherese noto per il finanziamento di organizzazioni non governative e di sviluppo in tutto il mondo. Accusato di essere la mente di un complotto per sopraffare l’Ungheria con migranti musulmani allo scopo di minare la sua eredità cristiana.

Il parlamento ungherese ha approvato nel giugno scorso una serie di leggi che criminalizzano qualsiasi individuo o gruppo che offra aiuto ad un immigrato illegale richiedere asilo. La legislazione limita la capacità delle organizzazioni non governative di agire in casi di asilo ed è stata approvata a dispetto dell'Unione Europea e dei gruppi per i diritti umani. Secondo la legge, ufficialmente chiamata "Stop Soros", individui o gruppi che aiutano i migranti illegali a ottenere lo status di rifugiato in Ungheria saranno soggetti a pene detentive. La pena andrà da pochi giorni fino ad un anno di carcere e servirà a fermare chi cerca di far entrare nel paese gli immigrati e di aiutarli ad ottenere il permesso di asilo. Le misure previste dallo "Stop Soros" hanno suscitato ampia condanna da parte delle istituzioni dell'Ue e del Consiglio d'Europa. Il 19 luglio, la Commissione europea ha portato il governo ungherese davanti alla Corte di giustizia dell'Ue in quanto il “pacchetto anti Soros” violerebbe il diritto di asilo e di rimpatrio della legislazione europea. Contemporaneamente, ha aperto nuove procedure di infrazione riguardanti la criminalizzazione di organizzazioni e persone che forniscono supporto o assistenza a richiedenti asilo e migranti.

“Quello del premier ungherese nei confronti dell'Ue e delle organizzazioni internazionali è un atteggiamento di sfida. Esso è basato sulla convinzione che ogni paese europeo ha il diritto di organizzarsi come meglio crede per contrastare un fenomeno che, a detta di Orbán, mette in serio pericolo l’esistenza stessa dell’Europa, la sua identità e la sua sicurezza. Quindi, per il premier di Budapest, il paese non può affidarsi a una soluzione qualunque eventualmente concepita dall'Ue. A suo parere i migranti sono una minaccia per la cultura ungherese ed europea e un veicolo di terrorismo; secondo questa logica l’Ungheria deve sorvegliare meglio i suoi confini per la sua sicurezza e per quella dell'Ue”, scrive Massimo Congiu, direttore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo. Questa è la linea che l’ha portato a dire che “in Europa viviamo in un’epoca di ingenuità e incapacità” – continua Congiu – che “gli immigrati non sono solo vittime dei trafficanti, ma anche dei politici europei che contribuiscono al fenomeno della migrazione illegale con la politica dell’accoglienza”.

La battaglia di Orban contro i migranti e richiedenti asilo però si è spinta oltre. Dai primi di agosto, le autorità ungheresi hanno interrotto la distribuzione di cibo ad alcuni richiedenti asilo detenuti nelle zone di transito sul confine serbo-ungherese, ha denunciato Human Rights Watch. "Il governo ha raggiunto un nuovo livello di disumanità rifiutando il cibo alle persone in custodia, disprezzando le leggi sui diritti umani, compresi i suoi obblighi come membro dell'Unione europea", ha detto Lydia Gall, ricercatrice per l'Europa dell'Est e i Balcani presso Human Rights Watch. “Questo disprezzo per il benessere delle persone sa di mossa cinica per costringere le persone a rinunciare alle loro richieste di asilo e lasciare l'Ungheria”.

A proposito dell’incontro di oggi con il ministro dell'Interno Matteo Salvini, il primo ministro ungherese ha detto: “Vorrei fare una conoscenza personale. Lui è il mio eroe”. Uscendo dal ristorante in cui ha pranzato a Milano, Orban ha aggiunto: “È un mio compagno di destino. Sono molto curioso di conoscere la sua personalità. Sono un grande estimatore e ho alcune esperienze che forse potrei condividere con lui. Ho questa sensazione", ha concluso il premier ungherese.