Bernard-Marie Koltès è stato un drammaturgo e regista francese, uno dei nomi più importanti della drammaturgia europea del secondo Novecento, morto prematuramente a Parigi nel 1989 a soli quarantadue anni a causa di complicazioni dovute all’AIDS. Koltès era un poeta omosessuale che amava parlare della solitudine, delle periferie, degli emarginati e che aveva colto nella società del suo tempo, come solo un poeta sa fare, molti dei temi con cui oggi gioco-forza ci confrontiamo. Scrisse circa 15 testi teatrali, alcuni di essi però rimasti incompiuti.

Tra i più noti c’è il monologo “La notte poco prima delle foreste” (La nuit juste avant les forêts), di cui Favino ha letto un brano a Sanremo, e che fu presentato per la prima volta al pubblico nel 1977 nella sezione off del Festival di Avignone e portato poi al successo nel 1981 da Richard Fontana al Petit Odéon di Parigi. Si tratta di un monologo, forma che Koltès prediligeva, sulla condizione di straniero ispirato a una reale conversazione che l’autore ebbe per strada con un senza tetto.

Altro suo testo celeberrimo è "Nella solitudine dei campi di cotone" (Dans la solitude des champs de coton) del 1986 una sorta di delirio a due sulla ricerca impossibile del desiderio. Ma forse il suo capolavoro è “Roberto Zucco” ultimo testo scritto poco prima di morire quando Koltès era ormai costretto su una sedia a rotelle, portato in scena per la prima volta da Peter Stein alla Schaubühne di Berlino nel 1990 e ispirato alla storia dell’omonimo parricida e assassino seriale di origine italiana fuggito da un manicomio criminale.

Portato al successo mondiale dal regista Patrice Chéreau che lo ha lanciato a Nanterre al Théâtre des Amandiers, le opere di Koltès si contraddistinguono in definitiva per il linguaggio che fonde lessico contemporaneo e lirismo, una forte impronta anti naturalista, ricca di metafore e allegorie, calata in realtà assolutamente marginali e rarefatte. Baricentro del racconto è spesso un “io” solo, perso nella contemplazione di paesaggi isolati o smarrito in cupe periferie. In definitiva, la poesia di Koltès è una sorta di dolce naufragio in cui si avverte un senso di allarme e allo stesso tempo di fascinazione per un paesaggio umano costituito da mutanti. “Scontro di negro contro cani”, “Quai ouest”, “Il ritorno al deserto” sono in questo senso testi emblematici.

Opere:

Le amarezze (Les Amertumes) (1970)

La marche (1971)

Procès ivre (1971)

L'eredità (L'Héritage) (1972)

Récits morts, un rêve égaré (1973)

Des voix sourdes (1974)

Le jour des meurtres dans l'histoire d'Hamlet (1974)

La notte poco prima delle foreste (La nuit juste avant les forêts) (1977)

Sallinger (1978)

Lotta di negro e cani (Combat de nègre et de chiens) (1979)

Quai Ouest (1985)

Nella solitudine dei campi di cotone (Dans la solitude des champs de coton) (1986)

Tabataba (1986)

Ritorno al deserto (Retour au désert) (1988)

Roberto Zucco (1988)