Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac arrestato lo scorso gennaio dopo quasi quaranta anni di latitanza e rinchiuso in carcere in Sardegna, ha ammesso per la prima volta, davanti al pm di Milano, Alberto Nobili, di essere responsabile dei quattro omicidi per cui è stato condannato oltre a gambizzazioni e rapine. L'interrogatorio è avvenuto nel carcere di Oristano sabato 23 marzo e domenica 24. Cesare Battisti sta scontando l’ergastolo nel carcere di Oristano dopo essere stato catturato in Bolivia: per decenni era sfuggito alla giustizia italiana trovando riparo prima in Francia e poi in Brasile.

Battisti "ha ammesso tutti gli addebiti" – Cesare Battisti è stato interrogato nel fine settimana dal pm Alberto Nobili, titolare del pool antiterrorismo della Procura di Milano che coordina le indagini sulle presunte coperture che l'ex terrorista dei Pac ha avuto durante la latitanza, e "ha ammesso tutti gli addebiti" e le sue responsabilità "in quattro omicidi" e tre ferimenti di tre persone che sono state ferite alle gambe e in moltissime rapine compiute negli anni 70. A spiegarlo il procuratore di Milano Francesco Greco in una conferenza stampa, dicendo che Battisti ha "ammesso tutti gli addebiti, ossia i quattro omicidi, per due dei quali è stato esecutore". L'ammissione "fa giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni, rende onore alle forze dell'ordine e alla magistratura di Milano e fa chiarezza su un gruppo, i Pac, che ha agito dalla fine degli anni '70 in modo efferato", ha aggiunto ancora il procuratore Greco.

Battisti al pm: “Ho fatto del male, chiedo scusa” – “Mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai familiari” delle vittime, è quanto Battisti ha detto ancora al pm Nobili. “È un riconoscimento importantissimo al lavoro dei magistrati, una sorta di ‘onore delle armi' per chi lo ha inquisito”, ha commentato il capo del pool anti terrorismo milanese.

"Parlo delle mie responsabilità, non farò altri nomi" – Tutto quello che è stato ricostruito nelle sentenze definitive sui Pac, “i 4 omicidi, i 3 ferimenti e una marea di rapine e furti per autofinanziamento, corrisponde al vero”, così il pm Nobili ha riassunto le ammissioni fatte da Battisti davanti al magistrato, al quale l'ex terrorista ha anche spiegato: “Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno”. “Gli anni di piombo hanno ucciso il '68”, il procuratore di Milano ha sintetizzato le ammissioni di Battisti. L'ex terrorista dei Pac ha detto in sostanza che “la lotta armata ha impedito lo sviluppo della rivoluzione culturale, sociale e politica nata nel '68”.

Battisti ha detto anche di non aver avuto alcuna copertura occulta durante la latitanza. Durante la latitanza “si è avvalso della sue dichiarazioni di innocenza per ottenere appoggi dell'estrema sinistra in Francia, Messico e Brasile, e dello stesso Lula”.

I quattro omicidi che hanno portato alla condanna di Cesare Battisti

L'ex terrorista dei Pac è stato condannato in via definitiva per quattro omicidi, due commessi materialmente, due in concorso: quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, uccisi entrambi il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. Battisti si era finora sempre dichiarato innocente.

Il procuratore ha spiegato ai cronisti che su richiesta dello stesso Battisti, assistito dal legale Davide Steccanella, l'ex terrorista è stato interrogato nel carcere di Oristano. Nell'ambito dell'interrogatorio “sulle modalità della sua latitanza”, ha chiarito il procuratore, “Battisti ha ammesso di avere partecipato direttamente a 4 omicidi, di cui in due è stato esecutore materiale”. Alberto Nobili, che lo ha interrogato, ha chiarito che “qua non si tratta di una collaborazione con la giustizia, ma di importantissime ammissioni arrivate da un ‘irriducibile' che ha barato per 37 anni e si è reso latitante, dichiarando di essere innocente e di essere un perseguitato politico”. Nell'interrogatorio Battisti ha precisato “che avrebbe parlato solo di se stesso – ha spiegato Nobili – dopo che l'avvocato Steccanella gli ha fatto avere in carcere ad Oristano tutte le sentenze sui Pac”. “Per la prima volta in assoluto Battisti ha deposto queste dichiarazioni su questi fatti, dato che quando venne emesso l'ordine di cattura per gli omicidi lui era già latitante perché era evaso nell'81 dal carcere”, così ancora Nobili.

Figlio di una vittima: “Confessione Battisti è un passo avanti”

L'ammissione da parte di Cesare Battisti degli omicidi commessi “è un passo avanti, una conferma della sua colpa”, ha detto all’Ansa Adriano Sabbadin, figlio di Lino, ucciso dai Pac nel 1979. “Spero che non ammetta gli omicidi per altri motivi – ha aggiunto – magari per ottenere una indulgenza dai giudici che non merita”. La posizione di Sabbadin resta quella già espressa dopo l'arresto di Battisti. “È giusto che sconti per intero la sua pena. In fondo sono solo pochi mesi che si trova in galera”, così il figlio del macellaio non nascondendo di essere stato preso in contropiede dalle ammissioni fatte da Battisti: “Lo confesso, non mi aspettavo che ammettesse tutto”.