L’intento finale era lo stesso, ma la forma con cui abolire le bollette a 28 giorni non coincideva: alla fine, però, governo e Pd sembrano aver trovato un’intesa e sono arrivati a una conclusione che dovrebbe eliminare la fatturazione a 28 giorni anziché mensile attraverso un emendamento alla legge di bilancio 2018. È stato il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda a presentare l’emendamento con il quale abolire le tariffe a 28 giorni per telefonia e tv. Lo stesso Calenda si era più volte espresso affermando che questa pratica doveva essere abolita al più presto e assicurando un intervento in tempi brevi.

L’emendamento presentato da Calenda prevede che le tariffe tornino a essere obbligatoriamente su base mensile o su multipli del mese. Unica eccezione varrà per le promozioni che devono avere durate inferiori al mese e che comunque non saranno rinnovabili. L’emendamento del ministro ricalca in parte quelli già presentati dal Pd, sia al Senato con Stefano Esposito che alla Camera con Alessia Morani: in particolare, dovrebbero essere confermate sanzioni fino a cinque milioni di euro per gli operatori che non rispettano la normativa.

Il percorso della norma che abolisce la fatturazione a 28 giorni è nato alla fine dell’estate su iniziativa della deputata Alessia Morani. Gli uffici legislativi del Pd hanno poi messo a punto una norma che potesse eliminare questa pratica. Nella legge di bilancio varata dal Consiglio dei ministri non era presente nessun riferimento alla normativa: per questo motivo prima la Morani e poi Esposito hanno presentato degli emendamenti alla manovra – nei due rami del Parlamento – per inserire il provvedimento.

Il ministro Calenda ha così deciso di presentare un sub-emendamento all’emendamento Esposito, essendo la legge ora in discussione al Senato. Sia Esposito che Morani hanno sottolineato come la proposta del governo sia in linea con la loro e che quindi l’accordo è stato trovato. “Ci siamo! Le bollette a 28 giorni hanno le ore contate! Abbiamo vinto!”, scrive Morani su Twitter. “Abbiamo raggiunto la quadra con il governo, io e Morani siamo d’accordo sul testo”, afferma Esposito. Che non esclude una ulteriore “precisazione sulle promozioni”.