Violentata dal patrigno per un anno a Rimini, 13enne lo registra e lo fa arrestare: “Mi sono svegliata dal male”

Per oltre un anno avrebbe abusato sessualmente della figlia 13enne della compagna, minacciandola anche di morte se avesse rivelato a qualcuno le violenze sessuali, fino a quando la minore ha deciso di rivelare tutto dopo averlo registrato col telefono per incastrarlo. Queste le pesanti accuse nei confronti di un 44enne riminese arrestato nei giorni scorsi su ordine del Gip che ha emesso per lui un’ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Secondo Procura e giudice, l’uomo sarebbe stato protagonista di abusi sessuali sistematici andati avanti almeno dal luglio 2025 e fino il mese di maggio di quest’anno con l'uso della violenza e la costrizione psicologica della minore. Arrestato dai carabinieri e condotto in carcere, deve rispondere per questo del reato di violenza sessuale aggravata su una minore.
Secondo quanto ricostruito, infatti, l’uomo avrebbe minacciato di far del male alla minore in più occasioni se avesse parlato degli abusi e al tempo stesso avrebbe minacciato ritorsioni violente anche contro la madre e la sorellina più piccola. “Se parli ammazzo tua madre e tua sorella la prendono gli assistenti sociali e te la portano via” avrebbe detto alla ragazzina. In altre occasioni avrebbe finto di aiutarla pretendendo poi in cambio atti sessuali. L’adolescente ha rivelato che in una occasione le avrebbe messo anche frammenti di vetro tra il ghiaccio del bicchiere che le aveva servito, come monito per indurla al silenzio.
Minacce che avrebbero indotto la tredicenne a restare in silenzio per un anno prima di trovare il coraggio e raccontare tutto prima al fidanzatino e a un’amica e poi alla madre. Nel frattempo sarebbe stata vittima di atti sessuali ripetuti e completi che l’avevano indotta perfino a temere una gravidanza. Proprio per questo aveva chiesto di poter avere dei profilattici al suo fidanzato, un 14enne che quindi l’ha spinta a ribellarsi e denunciare.
La scoperta degli abusi è avvenuta solo all’inizio del mese di maggio quando la madre ha saputo di quanto accadeva tra le mura domestiche e ha affrontato l’uomo scatenando un’accesa lite che ha richiesto l’intervento dei carabinieri. L’intervento dei militari ha portato infine alla denuncia formale corredata poi dagli audio che la ragazzina aveva iniziato a registrare col telefonino durante gli ingressi notturni del patrigno nella sua camera.
“Mi sono svegliata dal male” ha riferito la minore durante il terribile racconto ai carabinieri della violenza sessuale subita. Una ricostruzione confermata poi in audizione protetta davanti a pm e psicologa e corroborata proprio dai quei terribili audio che hanno portato l’uomo in cella.